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PENA DI MORTE

13 Gen

Ieri l’Ansa ha dato notizia della prima esecuzione capitale del 2017, in Texas, Stati Uniti.

L’opinione pubblica americana giustifica la pena di morte basandosi sul biblico “Frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente,” (Levitico 24:19-20), anche se pare che non sia stata mai applicata alla lettera dagli ebrei perché più che essere un comando poneva un limite alla vendetta

Pare che la notizia non abbia goduto di gran rilievo, né si è visto il Colosseo illuminato

In questo particolare momento di transizione tra l’amministrazione Obama a quella Trump forse i media hanno ritenuto opportuno aspettare gli sviluppi dell’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca.

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“SÍ, MA GLI ALTRI GIORNI NO!”

8 Gen

Il merito di Charles S. Schulz, il “papà” dei Peanuts, è di aver messo i discorsi, le gioie e le tensioni degli adulti in bocca ai bambini con la stessa finzione scenica di molti racconti per ragazzi che in realtà sono rivolti agli adulti e, ogni tanto, aver affrontato quei temi seri che molte persone preferiscono rimandare o non vedere. Come in questa vignetta di uno dei tanti “dialoghi” tra Charlie Brown e Snoopy.

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Il tema della morte è spesso un tabù evitato anche dai credenti, eppure essa non è in contrapposizione alla vita ma alla nascita. È un passaggio della vita che, fino al ritorno del Signore tutti affronteremo.

Un giorno ci toccherà morire”, dice pensieroso Charlie Brown. La replica di Snoopy “Certo, ma gli altri giorni no”, racchiude in modo semplice la certezza del credente che si basa sulla promessa di Gesù “Chi crede in me anche se muoia vivrà” (Giovanni 11:25). Passiamo sì attraverso la morte fisica, ma per cominciare a vivere in un altro stato, quello spirituale che oggi possiamo solo immaginare e sul quale molti hanno fatto inutili speculazioni, un po’ come voler spiegare ad un bambino la sfericità della terra.

C’è solo una morte che dobbiamo temere, quella che nel Cantico di frate Sole Francesco d’Assisi chiama “seconda morte”, distinguendola da quella corporale che chiama sorella.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male”.

 

 

CULTURE

26 Lug

C’è un film su Robin Hood di cui non rammento il titolo che sarebbe visibilissimo anche dai bambini se non fosse per la prima scena che mostra in modo cruento il taglio della mano ad un ladro in un paese musulmano.

Al di là della facile battuta che in Italia metà della popolazione avrebbe una mano sola, una pratica che in noi desta orrore è invece accettata in una cultura che ha una diversa concezione del corpo.

Discorso non uguale ma simile può esser fatto per il suicidio – non mi riferisco all’eutanasia, che è un’altra cosa -, che nella nostra cultura suscita interrogativi se non in casi particolari, come per esempio quello di Sansone nella Bibbia, del carabiniere Salvo d’Acquisto che si denunciò per salvare i suoi compagni, o di Jan Palach a scopo dimostrativo di protesta, che di recente è stato emulato più volte anche in Italia.

Notizia di oggi è l’uccisione di diciannove persone e il ferimento di altre venti in una casa di riposo da parte di un ventiseienne in Giappone.

I parallelismi con alcuni dei recenti attentati in Germania ci sono tutti ma la notizia è ancora troppo fresca per giustificarli. Può essere stato, come sembra, il gesto di uno squilibrato ma qualsiasi analisi non può prescindere dalla cultura giapponese, così lontana e così diversa dalla nostra.

Molte volte i giornalisti sono stati invitati a non usare il termine kamikaze in relazione agli attacchi suicidi degli islamisti, perché i due fenomeni hanno origini completamente diverse.

Aspettiamo e cerchiamo di capire, prima di “lanci di agenzia” che debbano essere smentiti.

 

LASCIAMO DIO FUORI DALLE DISGRAZIE

16 Lug

Di fronte alle catastrofi, agli incidenti stradali e agli attentati, pur tenendo conto dell’emotività del momento dei sopravvissuti che si dicono “miracolati”, dimenticando o forse non conoscendo la riflessione che ne fa Primo Levi in “Se questo è un uomo”, è certamente inopportuno addossare responsabilità all’Eterno come ha fatto il vescovo di Andria ai funerali delle vittime dello scontro ferroviario, richiamando l’incipit del salmo 22 “Dio mio, Dio mio, perché ci hai abbandonato? Perché hai permesso che succedesse tutto questo a tanti nostri fratelli, sorelle, padri, amici?

Le responsabilità dell’incidente, che saranno definite dalla magistratura, così come l’arretratezza del nostro Mezzogiorno non sono certo causa sua, che non fa il capostazione né conduce treni, né vale il detto “abbandonati da Dio e dagli uomini” o il titolo del libro “Cristo si è fermato a Eboli”, scritto da un altro Levi, Carlo, nel 1945, che vi fu mandato al confino dal regime fascista nel quale l’autore denunciava l’arretratezza del Mezzogiorno, assieme a Fontamara di Ignazio Silone e ai molti saggi scritti sulla “questione meridionale”, ma potremmo fare lo stesso ragionamento distinguendo tra chi è morto e chi è rimasto in vita il giorno dopo a Nizza e via citando.

L’esclamazione di Gesù sulla croce va intesa nel contesto del salmo 22, da cui è tratta, è simile all’espressione “Tutto è compiuto” riportata alla morte di Gesù da Giovanni (19:30).

Gesù, va rammentato, era un ebreo e citava i salmi al loro modo. All’epoca, si sa, non erano numerati e venivano citati con il primo verso anche per richiamare tutto il testo

“Dioo mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza”: sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele. In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati; a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi. Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico”. Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai fatto riposare sul petto di mia madre. Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio. Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta. Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan. Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce. Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere. È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto. Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita. Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali. Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo allassemblea. Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema tutta la stirpe di Israele; perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito. Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: “Viva il loro cuore per sempre”. Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli. Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni. A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere. E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco lopera del Signore!”. (Salmo 22)

Inizia con un interrogativo e con la constatazione che prima di morire Gesù si sentiva lontano dal Padre, perché portava il peso del peccato dell’uomo, ma finisce con un inno di celebrazione e lode con il quale Gesù, nel momento della morte dimostrava la sua coerenza nella missione affidatagli, sintetizzata nel “Tutto è compiuto” secondo Giovanni.

Estrapolare un testo, biblico, storico o letterario che sia, e citarne solo la parte più famosa può essere fuorviante, soprattutto se lo si associa ad una riflessione propria. Gesù, nelle beatitudini cita un ordine del Levitico al quale i rabbini avevano agggiunto del proprio, “Avete udito che fu detto, “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico” (Matteo 5:43), la seconda parte in Levitico non c’è.

COME UN DENTE DI LEONE

4 Lug

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Le statistiche più o meno ufficiali ci informano periodicamente su quanto costa crescere una figlia o un figlio, nei suoi primi anni di vita e nel suo percorso scolastico fino alle superiori o all’università.

Queste statistiche giustamente parlano di danaro e non tengono conto degli altri parametri. Di quanto sia impegnativo crescere una figlia o un figlio sul piano affettivo, educativo – che non è quello scolastico – emozionale, tutte variabili che non si possono ma sopratutto non si devono monetizzare.

Tirar su una figlia o un figlio, è un’esperienza bellissima, e anche i padri in questi ultimi anni cominciano volentieri ad esserne coinvolti fin dalla prima infanzia, per tradizione o – diciamolo pure – per comodo, compito fino a poco tempo fa delegato alle madri.

Nessuno nasce imparato e a volte si sbaglia, anche questo fa parte delle regole del gioco, ma l’aspirazione di ogni genitore è dare il massimo alla propria figlia o figlio, quanto a educazione, scolarità e quanto serve  per affrontare la vita una volta diventat* indipendente.

Succede invece che per alcune e alcuni un brutto incontro, un incidente stradale o peggio qualcun*, in nome di un’ideologia che niente ha a che vedere con la fede, ponga fine a quella vita, come il soffio su un dente di leone che diverte tanto i bambini.

Dal di fuori non si può comprendere il vuoto lasciato da questa assenza. Pretendere di passarlo al colino della dis-informazione è un atto offensivo verso il dolore altrui.

Possiamo, al massimo, provare sentimenti di com-passione.