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TÍNDARO

4 Lug

Nome, m. s., dal greco Τυνδάρεως.

Mitico re di Sparta e come quasi tutti i personaggi importanti nella mitologia, figuriamoci un re!, imparentato con l’una o con l’altro e, gira che ti rigira, alla lontana anche con Zeus.

È diffuso al maschile e al femminile in Sicilia in quanto associato alla Madonna Nera del Tindari (località siciliana sita sul golfo di Patti).

Sarebbe rischioso e forse poco opportuno usarlo nel Nord Est per l’assonanza con tùmbano, cioè grullo, duro di testa, incapace dei dialetti veneti.

Da qui l’opportunità di una verifica nella scelta dei nomi, soprattuto quelli esotici legati alle telenovele che tra vent’anni, Beautiful a parte, nessuno più rammenterà.

Lo cito solo perché l’altra sera una giornalista televisiva si chiamava, appunto, Tindara.

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LUANA

6 Mag

Nome femminile, usato prevalentemente in Emilia Romagna e in Toscana .

L’etimologia è incerta. Forse una derivazione del nome di Lua Mater, dea della guerra alla pestilenza. compagna di Saturno, citata da Tito Livio.

Un’interpretazione ben diversa è quella del termine hawaiano luana, “godersi la vita”. Oppure dalla crasi tra i nomi Lu(isa) e An(n)a,  o potrebbe provenire dalla Polinesia, forse dal nome del dio Lua Nuu, versione locale del mito del diluvio universale.

La sua popolarità nell’epoca moderna si ha con il film del 1932 “The Bird of Paradise” del regista americano King Vidor proposto in italiano con il titolo “Luana, la vergine sacra”.

“Un giovane avventuriero viene salvato da una ragazza polinesiana da un attacco di uno squalo nel Pacifico del Sud, dopo che uno squalo ha ucciso molti dei soccorritori. Come in ogni film romantico lui si innamora di lei, eccetera. Con il risveglio del vulcano dell’isola, una giovane donna dovrà essere sacrificata per placare le divinità che risiedono nel vulcano. Il giovane quindi capisce che la sua amata è in pericolo, e lei capisce che l’unico modo per chetarle è sacrificarsi, vittima sacrificale, gettandosi nel vulcano”.

Il titolo italiano del film, ben diverso dall’originale, si presta a più di una considerazione, soprattutto perché la trama in inglese spiega che gli indigeni pensavano di sacrificare alle divinità del vulcano sia lui sia lei.

Fin dall’antichità la verginità femminile è sempre stata sotto i riflettori, e spesso è stata esaltata, come nel caso delle vestali, e donne che attendevano al culto a Roma a cominciare da Rea Silvia, la madre di Romolo e Remo, vestale di Albalonga come ci informa Tito Livio. Il loro compito era di tenere sempre acceso il fuoco in onore alla dea Vesta e altri servizi più o meno da colf, diremmo oggi. Più tardi però Dionigi di Arcanaso ci informa che le vestali, in numero prima di quattro, poi di sei, dovevano essere fanciulle vergini.

La cosa non è di poco conto perché la Chiesa cattolica e ortodossa estero il concetto di verginità come valore assoluto a partire dal V secolo e definito definito formalmente nel 2° Concilio di Costantinopoli, a Maria di Nazareth anche dopo la nascita di Gesù, contro ogni logica ebraica che vedeva la prole una benedizione dell’Eterno e di conseguenza screditava madre nullipara.

Senza ripercorrere l’escursus storico più volte descritto in queste pagine , le ultime tracce di controllo legale della verginità sulla donna parte dell’uomo in Italia sono cadute con l’abolizione del delitto d’onore nel 1981 e la riforma del diritto di famiglia del 1975, praticamente l’altro ieri.

Di fatto, però, ci sono ancora troppi uomini con una mentalità fortemente patriarcale.

Se dobbiamo dare un significato al nome Luana, lasciamo da parte il titolo del film, anche se per questo si è imposto, e orientiamoci verso l’ipotesi della crasi di Luisa, combattente gloriosa e Anna, favore, grazia, che pur nella loro diversità ben si associano.

(Dedicato a una Luana, ovviamente 🙂 ).