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EMPATIA

14 Giu

Fate caso a come si muovono veloci un branco di pesci o uno stormo di uccelli, senza che mai i componenti sbattano l’uno contro l’altro, come le Frecce Tricolori.

A differenza di queste che riescono a farlo con l’allenamento, quelli sono guidati da ultrasuoni. Meraviglia della natura che mi ha sempre affascinato.

Così è anche per le gocce d’acqua (non vale per i fiocchi di neve perché sono troppo leggeri). Quando piove cadono tutte assieme senza mai incontrarsi e se arriva una raffica di vento ne seguono tutte la stessa direzione, Però, se le osserviamo su una finestra o sullo cruscotto di un’automobile, perdono velocità e alcune si fondono l’una nell’altra.

Questo è il concetto di empatia dal termine greco εμπαθεία composto da en “dentro” e pathos “sofferenza, ma anche sentimento”, che nelle scienze umane corrisponde all’impegno di comprendere l’altro. Un impegno che non è simpatia, che proviamo verso le persone con le quali abbiamo qualche affinità.

L’empatia è un sentimento sociale, che ci aiuta a comprendere l’altro, anche rispettandone la diversità e la distanza, senza giudicarlo e continuando a dargli del lei, che però ci aiuta a vivere meglio.

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DI FATTI E DI OPINIONI

2 Mag

Anni or sono aspettando l’autobus rimasi coinvolto da pedone in un incidente senza gravi conseguenze. La fermata era di fronte ad una strada con obbligo di svolta a destra.

Durante i rilievi un agente mi domandò se stessi alla destra o alla sinistra del palo della fermata e di descrivere la dinamica dell’accaduto.

Alla prima domanda non seppi rispondere, alla seconda risposi dicendo che una vettura che scendeva da quella strada si inserì nel traffico girando a sinistra, provocando il tamponamento da parte della moto che finì sul mio piede. L’agente mi smentì dicendo che in realtà la vettura aveva fatto un’inversione di marcia.

La mia versione era dovuta non tanto dal fatto che una persona che attende l’autobus facilmente non si guarda in giro ma fa attenzione alla sua sinistra per vedere se arriva, ma piuttosto perché, conoscendo bene quella strada non era facile pensare ad un’inversione di marcia. La vettura, infatti, non era di Trieste.

Questo per dire che una cosa è la realtà, un’altra è la rielaborazione che ciascuno di noi ne fa.

Tutte le informazioni che riceviamo sono filtrate dalle nostre convinzioni, etiche, filosofiche, politiche, religiose.

Dovremmo imparare a scindere le due cose per esaminare i fatti con obiettività, adattandoli solo dopo alle nostre convinzioni, oppure se è il caso, ad essere pronti a modificare le nostre convinzioni.

Altrimenti, per citare l’esempio forse più famoso, ci troveremmo ancora su una Terra piatta con il Sole che sorge e tramonta.

CAMBIA LE PAROLE, CAMBIERAI IL MONDO

22 Mar

C’era un cieco seduto in una via della zona pedonale con il suo barattolo per le offerte e il suo cartello “SONO CIECO. AIUTATEMI”.

Ogni tanto sentiva il rumore di un soldo, ringraziava e dopo averlo cercato lo metteva nel barattolo. Ben poca cosa, però, si sa… la gente va di fretta.

Passò oltre una persona (no, non il buon samaritano, una quasi), tornò sui suoi passi, prese il cartello, lo girò e scrisse qualcosa.

Fu così che quasi ogni passante lasciò una moneta.

Quando il passante tornò fu riconosciuto dal cieco che gli chiese cosa avesse scritto. Il passante lesse il cartello. C’era scritto “OGGI È UNA BELLA GIORNATA MA IO NON POSSO VEDERLA”.

Basta poco per convogliare un messaggio più efficace!

L’esempio forse più famoso è Gesù, quando disse di non essere venuto ad abolire la legge, ma a compierla. In Matteo 5 propose alcuni dei comandamenti principali. Non li annullò, anzi, li rafforzò, portandoli dal piano giuridico al piano etico. Questa è la forza dell’espressione “…ma io vi dico”.

A me però torna in mente l’apostolo Paolo quando ad Atene vide gli altari dedicato i vari dei dell’Olimpo, compreso quello “al dio sconosciuto”… non si sa mai. Racconta Luca che “fremeva nello spirito”.

Quando incontrò gli ateniesi all’Aeròpago, il luogo dove si riunivano per discutere, disse loro così,

“Ateniesi, vedo che nonostante tutta la vostra cultura, i vostri filosofi epicurei e stoici, non avete capito niente tanto che, pavidi come siete, avete costruito un altare “A un dio ignoto”. Siate seri e cercate di darvi una regolata! Io sono qui per spiegarvi proprio come funzionano le cose”.
Suona strano, eh? Un discorso così oltre che essere offensivo l’avrebbe lasciato solo, nella migliore delle ipotesi.
Questo è come in realtà andò l’incontro: “Allora Paolo, in piedi in mezzo all’Areopago, disse: “Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un dio ignoto”. Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”. (Atti 17:22-31).
Paolo pose l’enfasi sulla qualità positive degli ateniesi “siete molto timorati degli dei”, e da questa realtà comincia ad evidenziare il loro errore e proporre loro la verità. Senza scendere a compromessi o mezze verità. Anche questo è farsi “giudeo con il giudeo e greco con il greco”, richiamando una sua espressione .
Diverso invece è l’atteggiamento di Gesù verso gli scribi e i farisei, che chiama “ipocriti”, perché loro sì conoscevano le Scritture.

Al giorno d’oggi quasi tutti i discorsi importanti non sono pronunciati “a braccio” ma sono studiati e scritti in anticipo, spesso uno speach writer che sceglie le parole giuste, le pause e tutto il resto”. Lo sappiamo perché spesso sono dati alle agenzie di stampa, e quando l’oratore stravolge il discorso preparato o aggiunge qualcosa si dice che “parla a braccio”, cioè improvvisa.

E noi? Coscienti o meno siamo tutti comunicatori, anche se non abbiamo mai parlato in pubblico o in un’occasione ufficiale. La vita umana è fatta di relazioni, e le relazioni iniziano con la parola.

Scegliere le parole giuste non è segno di ipocrisia o mancanza di spontaneità. In molte occasioni è importante, ed è sicuramente un valore aggiunto al pensiero che trasmettiamo.

Possiamo dire l’ineccepibile “TI VOGLIO BENE”, che però è un po’ abusato oppure “SEI IMPORTANTE PER ME”, che è la stessa cosa, ma trasmette certamente un messaggio positivo a chi lo riceve,

L’OMBRELLAIO

24 Nov

I nonni, ma non solo loro, ricorderanno di quando passava l’arrotino con il suo carretto tuttofare e la sua cantilena di richiamo con parole non sempre riconoscibili perché contava il suono, non ciò che diceva.

Tracce di questo servizio ambulante sono rimaste nei paesi dove, con mezzi più grandi e più attrezzati, girano per le strade i fruttivendoli e le massaie escono di casa in ciabatte e portafogli in mano, richiamando un’immagine da “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi.

In una delle mie giornate al mare dell’estate scorsa all’improvviso udii l’annuncio “Ombrelli, si riparano ombrelli!”. Visto che in cielo non c’era una nuvola neppure a pagarla, pensai ad un avviso tra ambulanti abusivi, come il “Piove!” di Roma e conseguente fuggi fuggi quando qualcuno di loro vede arrivare la polizia.

Invece no, riparava proprio ombrelli, però non quelli da pioggia ma per ripararsi sole. Se avesse gridato “ombrelloni”, avrei capito subito.

Difetto di comunicazione o lacuna mia, che vado al mare uno o due giorni all’anno proprio perché si deve?

“VIENI E VEDI”

11 Giu

Il “vieni e vedi”, che ho scritto nella mia bio su Twitter (@ardovig) è un invito ad entrare e curiosare, come si fa nelle nelle botteghe, senza obbligo di acquisto e se ci si trova bene si torna volentieri e condividere l’esperienza con gli amici.

La frase non è mia. La si trova due volte in Giovanni 1:35-51. Nel versetto 46 Filippo dice a Natanaele di aver trovato il Messia. Di fronte all’osservazione di questi, che da Nazareth non poteva venire qualcosa di buono, gli risponde “vieni e vedi“, verifica da te stesso.

Alcune bio su Twitter sono professionali, altre scherzose, ma tutte rivelano qualcosa di chi le scrive. Poi, bisogna verificare leggendo, come si fa con le etichette sulle confezioni degli alimenti. Non sono necessariamente ingannevoli, piú semplicemente il contenuto può  piacere o meno. Non occorre essere d’accordo su tutto, perché è nella diversità delle opinioni che si impara e si cresce.

COMUNICAZIONE, CONSIGLI DI

7 Giu

…e forse del mio dir poco ti cale…”

Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

Ogni buon comunicatore dovrebbe far tesoro di questo verso.

SINTESI DELLA COMUNICAZIONE

15 Mag

Sia il vostro parlare sì, sì, no, no, perché il di più vien dal Maligno”.

Detto dal Figlio di Colui che dettò le dieci parole.