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LE VIOLENZE

27 Set

Dagli stupri di Rimini ho preferito starmene in disparte, salvo qualche twitt in cui ho fatto notare come il giornalismo ha trattato gli avvenimenti, dall’infelice “fatto di cronaca locale”, a chi ha scritto che queste son cose del Sud con rifermento a Noemi Durini, alla terza carica dello stato che ha chiesto perdono a nome di tutti gli uomini, fino a chi, controcorrente, ha scritto che non si deve far vedere la fotografia di una quindicenne, seppur morta.

Ripetere ossessivamente le stesse notizie, con gli stessi filmati e le stesse fotografie può provocare nelle persone insensibili l’effetto assuefazione e in alcuni quello di emulazione, come è successo con la minaccia a una giornalista del barese.

Quando il ragazzo confessò l’uccisione di Noemi Durini, volevo riproporre un mio articolo sulla privacy sui Social Media, perché subito dopo la confessione un tg aprì con “Questo non è amore”, una riflessione che la ragazza aveva postato su Facebook. Segno che la redazione aveva già predisposto il coccodrillo non di un personaggio famoso ma di una ignota quindicenne di un ignoto paesino fino al giorno prima (qualcuno ha ripercorso la Puglia riproponendo i fatti di Avetrana). Quanto alle fotografie, mentre si discute del diritto all’oblio per quanto riguarda internet la legislazione attuale vieta la pubblicazione delle fotografie dei minori mentre sono in vita, a farlo dopo la loro morte dovrebbe essere il buon gusto.

Esiste il concetto di prossimità, per cui siamo toccati dai fatti di casa nostra. Un lutto in famiglia ci colpisce di più che una morte in Italia e una tragedia in Italia è molto più pregnante di un’alluvione in un Paese asiatico o africano che forse non riusciamo a collocare nella carta geografica. Così, pian piano, si scolorerà l’interesse mediatico verso i delitti della scorsa estate, salvo a riproporli ad effetto. Mi aspetto, infatti, che prima o poi venga ritrovato un fermaglio dei capelli di Simonetta Cesaroni e che alcuni giornali riaprano l’inutile dibattito.

È stata diffusa ieri la notizia della concessione dei domiciliari a Francesco Mezzega, autore del femminicidio di Nadia Orlando di Dignano, in provincia di Udine. Nella solita raccolta giornalistica di pareri della giuria popolare, la prima opinione è la più saggia “I giudici avranno fatto le loro deduzioni”.

Elettronica non è solo l’ultimo smartphone o il tablet di tendenza, ma anche il braccialetto elettronico. Se da una parte denunciamo il sovraffollamento delle carceri dall’altra non possiamo a priori alle pene alternative.

Superato lo shock iniziale, invito a leggere il saggio di Gerardo Colombo Il perdono responsabile, in cui l’ex magistrato analizza l’inutilità della carcerazione.

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STARE IN SILENZIO

7 Set

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In inglese, lingua della Rete, chiamiamo information overflow quell’ammasso di notizie ridondanti che di fatto vanificano l’informazione iniziale. Accade in tutti settori, dalla politica i cui messaggi a forza di essere ripetuti anziché essere creduti ottengono l’effetto contrario, nella pubblicità che se non studiata dagli esperti del settore anziché essere quel messaggio subliminale che ti fa acquistare proprio quella marca di quel prodotto e non un’altra a suon di passaggi negli intervalli pubblicitari nessuno o pochi ci fa più caso.

Accade però anche nella cronaca, e pazienza se lo fa in quella rosa che per sua natura vive sul pettegolezzo.

Quando però l’informazione con presunti aggiornamenti all’ultimo minuto, con scene ripetute ormai a rullo, tratta della cronaca nera la faccenda assume tutto un altro aspetto.

Finalmente sta montando la protesta su come i media stanno trattando gli stupri di Rimini. Come ha scritto @milaspicola La pubblicazione del resoconto di uno stupro è un secondo stupro su quelle donne. Rifiuto la barbarie collettiva. Diamoci una regolata tutti”, ma riusciranno a capirlo i media? Sempre in inglese chiamiamo i giornali “newspaper”, letteralmente foglio (paper) di notizie (news). Lo “stupro di Rimini” è stato perpetrato la notte del 25 agosto, quasi mezzo mese fa e, pur senza mai abbassare  la guardia su questi tristi fenomeni, l’unica cosa seria da parte nostra è lasciar fare agli inquirenti e da parte dei media evitare di continuare a darne spettacolo, come scrive il fotografo Ansel Adam nel nell’”attacco poetico” proposto. 

DIRITTO D’AUTORE

23 Mar

Anni or sono, quando negli ambienti informatici ci si dilettava a disquisire sulla realtà virtuale scrissi una frase ad affetto, ne feci un quadretto e la appesi nel mio ufficio. Per renderla più credibile la attribuì a Blaise Pascal (1623- 1662). Qualcuno la lesse, qualcuno la commentò, qualcuno chiese chi fosse stato questo Blaise Pascal. Finalmente uno, uno solo, disse che Pascal non avrebbe potuto esprimere, ai suoi tempi, un concetto simile.

Tempo fa mi trovavo a ragionare con un amico e, trovandoci a casa mia, gli lessi una paginetta di un libro di Ignazio Silone. L’amico mi fece notare che è una pratica americana quella di citare brani di libri di autori famosi. Sorvolando sull’”americana”, gli risposi che, purtroppo, si fa così per dar peso a concetti nostri che altrimenti non sarebbero presi in considerazione.

Ciò non vuol dire che si debba far passar per proprio tutto ciò che pensiamo, ma è anche vero che il nostro pensiero è in parte formato – uso il presente perché dovrebbe essere sempre in aggiornamento – anche da ciò che abbiamo udito o letto, siano le nostre fonti i filosofi greci, Topolino, Peppa Pig o Wikipedia (poi la differenza vien fuori da sé).

Le citazioni servono anche per dare il giusto credito all’autore, che è corretto citare in uno scritto o in un evento pubblico. Non siamo più, infatti, ai tempi di Esopo che, traducendola in greco, fece passar per sua la favola “Gli alberi e l’ulivo” che aveva copiato dal libro dei Giudici 9:8-15 (che avesse copiato lui si deduce dalla cronologia), un po’ come quando l’apostolo Paolo ripropose il celebre apologo di Menenio Agrippa in 1.a Corinzi 12:12-26.

Ai tempi di Esopo e di Paolo nessuno se la prendeva, se era citato correttamente, anzi era un sistema di divulgazione del pensiero.

Sarebbe bello poterlo fare anche oggi, sentendosi liberi di esprimere il proprio pensiero senza doverlo per forza avvalorare con la citazione di questo o di quell’altro, dai quali, come detto sopra, si è in parte formato.

È forse anche per questa ragione che Twitter è inondati di aforismi e citazioni copiate pari pari e non dal pensiero, espresso ovviamente con altre parole, di chi li propone.

P.S. La frase che avevo attribuito a Pascal è “Parliamo tanto di realtà virtuale senza pensare alla realtà reale con cui dobbiamo fare i conti ogni mattina”.

TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA

15 Gen

È acceso in questo periodo il dibatto sull’informazione, le bufale, le post-verità.

Mi è stato segnalato questo dibattito ne La vita in diretta di ieri (da 00:47).

Chi vuole pensi e tragga le proprie conclusioni, rammentando che la televisione può rimanere spenta e non è obbligatorio leggere tutti gli articoli dei quotidianie dei patinati.

SIA IL VOSTRO PARLARE SÍ SÍ, NO NO

5 Nov

Ultima, per ora, è l’affermazione di Radio Maria che il terremoto in centro Italia è punizione divina per gli aborti e le unioni civili.

Siamo in democrazia e ognuno è libero di esprimere la propria opinione, purché nei limiti del buon gusto.

Il Vaticano è intervenuto condannando l’affermazione dell’emittente, affermando anche che Radio Maria non è voce ufficiale, la quale emittente aveva precisato che era stata detta da un giornalista esterno, che però non ha smentito. Far dire qualcosa ad altri può tornare certamente comodo, salvo poi che Giovanni Cavalcoli, in un’intervista a Radio Capital, non si scusa per le pronunciate sul terremoto  a Radio Maria il 30 ottobre e rincara la dose.

Sarebbe cosa buona che il Vaticano, sia per chiarezza nei confronti dei credenti cattolici sia per l’influenza che ha in Italia, prendesse una posizione ufficiale sui vari movimenti e manifestazioni che operano ai margini, spesso con un piede dentro, alla Chiesa cattolica. Penso alla Militia Christi, alle Sentinelle in piedi, a San Gennaro dichiarato mai esistito ma con libertà di crederci alla pietà popolare napoletana e alle varie Madonne piangenti, tra le quale quella di Medjugorje sulla quale Francesco, di ritorno dalle Americhe, aveva detto che si sarebbe espresso. Saputo qualcosa?

Tanto per uscire dall’ambiguità.

NEWS CONGELATE

25 Ago

I principali quotidiani on line dedicano quasi interamente le home page alle notizie ma anche alle immagini o ai video, che poco aggiungono alla tragicità del momento, al terremoto in Centro Italia.

Tra le altre sono congelate notizie relative a

  1. Isis
  2. Siria
  3. Sicurezza
  4. Legge di stabilità
  5. Sbarchi di richiedenti asilo
  6. Gestione rifiuti
  7. Incidenti stradali
  8. Unione europea
  9. Terremoto in Birmania

“MELANIA CHI?”

19 Lug

L’altro giorno era il secondo compleanno di Melania, una mia nipotina… ancora tanti auguri, piccola!

Melania è un nome di origine greca, dal termine Μελαινα, col significato di “scura” con riferimento alla pelle, come i più comuni maschili Mauro e Moreno.

Forse in questo periodo dell’anno si conosce di più la melanina, dal greco μέλας, nero, per il  tormentone estivo pubblicitario  dei prodotti per l’abbronzatura, che è una moda relativamente recente perché fino all’inizio del secolo scorso l’abbronzatura era distintivo degli operai e delle braccianti agricole e le signore della media e alta borghesia, per evitarla, indossavano cappelli a larghe tese.

Melania è anche il nome della sorella della più irrequieta Rossella O’Hara, protagonista del film Via col vento che (quasi) tutti conoscono.

“Melania chi?” perché?

Perché passata l’onda informativa su Nizza e Corato e Ankara pian piano i tg riprendono i loro tempi normali e ci informano dell’esistenza di una certa  Melania Trump sconosciuta ai piú fino a ieri ma moglie del candidato alla Casa Bianca Donald nata a Sevnica /sevniza/ in Slovenia, una novantina di chilometri a est di Lubiana.

Come di consueto la televisione porta a casa nostra i personaggi, soprattutto quelli femminili, chiamandoli per nome, come ho scritto alcuni post fa, come se fossero nostri parenti o amici. Ora è il turno di Melania.

Ma… Melania chi?, e scusate se è una semicitazione ma ci sta tutta.