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PERSONE

24 Lug

È morto “Pizzicchicchio”, 89 anni, e con lui se ne n’è andato un pezzo dell’arredo urbano di Latiano.

Millecentogiardinetta

DEL DIRE E DEL FARE

14 Lug

Se solo riuscissimo a mettere in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

DISCORSI SCOMODI

25 Giu

Detesto quell’usanza nel mondo evangelico e protestante che, con un neologismo di cui mi assumo la paternità definisco “versetteotologia”, cioè l’arte di coloro che sostengono le loro tesi citando la Scrittura con versi estrapolati qua e là dal loro contesto facendo assumere loro un significato spesso molto lontano da quello inteso dagli scrittori ispirati, un po’ come i titoletti delle diverse edizioni della Bibbia.

Do per scontato, anche se purtroppo so che nella realtà non è così, che ogni credente ha una buona conoscenza della Scrittura, perché è la base della sua fede e della sua crescita spirituale.

Non si tratta di emulare gli ebrei, uomini, che a tredici anni conoscevano la Torah a memoria. I tempi e i mezzi sono cambiati e certamente non è il caso impararla a memoria, una copia della Bibbia in italiano costa pochi euro e tutta la Bibbia sta su uno smartphone in pochi Mb. Mi piace molto l’espressione dell’autore di Ebrei quando scrive “Qualcuno ha scritto in qualche parte” citando un passo di Isaia, a specificare che non sempre serve citarla la fonte.

Si tratta piuttosto di conoscerne la struttura, dove e soprattutto perché trovare questo o quello. Certo, conoscere i testi fondamentali aiuta, e questo si può e si deve fare anche insegnandolo ai bambini, perché è nostra responsabilità dare un’educazione alle nostre figlie e ai nostri figli, senza peraltro imporla.

Si tratta anche di non affidarsi ad una sola traduzione – che molti ritengono quasi ispirata – perché ha in essa tutti i limiti culturali del traduttore, che non fanno parte dell’ispirazione del testo.

Il paradosso è che da Lutero in poi credenti si sono battuti per il libero esame della Bibbia, cosa non scontata in Italia fino agli anni ‘70 del secolo scorso, ma quanti sono ora i credenti che la leggono con costanza e quanti, soprattutto, coloro che la studiano? Se superato lo scoglio storico-linguistico continuiamo a dire che la Scrittura è difficile, entriamo in quel gioco pericoloso che autorizza interpreti più o meno ufficiali, ma sempre detentori della Verità e quindi mediatori da noi delegati, come gli ebrei finirono con l’autorizzare gli scribi e i farisei con le conseguenze che sappiamo.

Ritengo che vada rivisto tutto l’attuale essere chiesa, intesa come comunità e non istituzione.

La chiesa non è un monolite costruito come un patchwork mettendo assieme i brani in cui Luca nel libro degli Atti e l’apostolo Paolo ne scrivono. È,piuttosto, una realtà dinamica, mutevole nel tempo e nello spazio.

Le comunità che troviamo negli Atti e nelle lettere di Paolo ma anche l’esempio delle sette chiese dell’Apocalisse ci presentano realtà molto diverse tra loro, con stili di vita e tradizioni differenti, che trovano l’unità nella fede in Cristo dei loro membri. Il cosiddetto Concilio di Gerusalemme di Atti 15 ne è la dimostrazione. Mette infatti d’accordo il pensiero giudaico-cristiano e quello etnico-cristiano senza appiattire nessuno dei due, e dei tre divieti imposti in quell’occasione ne sopravvive solo uno, quello relativo ai disordini sessuali, che prescinde da quella decisione e dalle tradizioni più strettamente ebraiche.
In questa luce va letto ciò che Paolo scrive ai Corinzi, lettere che sono state spesso strumentalizzate per far dire all’apostolo le cose più diverse.

Qual è la discriminante per considerare alcune imposizioni superate, magari a metà, del Nuovo Testamento, cito ad esempio il velo, e altre no, come la sottomissione della donna nella comunità? In altre parole, quale legame di civiltà esiste tra il primo e il ventunesimo secolo dopo Cristo? Le donne di oggi sono ignoranti come quelle del primo secolo?

Ricordiamo piuttosto che la chiesa è stata costituita sulle realtà delle parole di Pietro, “tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Tutto il resto, anche alcune direttive di Paolo, è burocrazia, intesa come organizzazione, che viene dopo e non è detto che oggi serva. Pensiamo all’insuccesso della comunione dei beni nella chiesa di Gerusalemme e alla conseguente necessità di una colletta di sostentamento.

Gesù promise che dove due o tre sono riuniti nel suo nome sarebbe stato in mezzo a loro, questo è essere chiesa. Gli olandesi invece usano dire che un cristiano è un credente, due formano una chiesa, tre producono una divisione, ed è quello che sta succedendo anche in Italia da troppo tempo.

Lasciando da parte i grandi raduni americani di risveglio evangelico degli anni ’70 che spesso in buona fede rammentavano i movimenti hippy nel famoso raduno di Woodstock del 1969, e il fenomeno dei telepredicatori, molti dei quali ne hanno fatto un business, come in altre realtà anche la spiritualità, l’essere chiesa, ha assunto anche un’altra dimensione. Di certo non le chiese nazionaliste (d’Inghilterra, di Scozia, di Norvegia eccetera) o peggio le chiese segregazioniste di colore tuttora esistenti negli Stati Uniti.

Ma poiché siamo umani una certa empatia, che non è quella “io son di Paolo, io di Apollo e io di Cefa” di 1a Corinzi 1 e non nega le fondamenta dell’unità ma le esprime in altro modo, va messa in conto.

Spesso si è chiesa, si è cioè comunione con credenti solo fisicamente lontani, ma con una forte unione nello Spirito, e poco importa se ci si incontra di persona solo di rado. Se Gesù, o l’apostolo Paolo, avesse avuto a disposizione i mezzi di comunicazione e i Social Media di oggi, li avrebber certamente usati. Lo Spirito, ricordiamolo, soffia dove vuole, sta a noi coglierne l’attimo.

Quando Giosia, re d’Israele, trovò i rotoli della Legge e si avvide che il popolo aveva deviato dalla volontà del Signore, non cominciò con i “ma” i “se” e i “forse”, i “vedremo”, ma si pentì e distrusse tutto ciò che aveva contribuito all’allontanamento di Israele dal Signore, si mise in preghiera e in ascolto e ricostruì il rapporto con l’Eterno.

Dobbiamo imparare a farlo!

La nostra civiltà progredisce a tappe di rivoluzioni – se siano evoluzioni o involuzioni si può giudicare solo a posteriori -. Per sommi capi i più recenti macro cambiamenti sono stati conseguenza della scoperta dell’America, dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, dell’illuminismo e della rivoluzione industriale. Veri e propri “terremoti culturali” che hanno portato dei vantaggi e contemporaneamente hanno posto delle nuove domande.

Dalla seconda metà del secolo scorso ne stiamo vivendo un’altra che ha toccato quasi tutti i campi della nostra vita – etica, sociale, politica, tecnologica, sanitaria – ponendoci dei nuovi interrogativi cui, come credenti, dobbiamo saper rispondere, o almeno tentare di farlo.

Di certo non troveremo una risposta chiara e univoca nella Bibbia, perché quei temi allora non si ponevano. La Bibbia non è un “prontuario medico” della fede, ma una raccolta di principi.

Alcuni di questi temi, come il prolungamento della vita grazie alle scoperte mediche o un diverso approccio rispetto a quello dell’apostolo Paolo all’omosessualità, che ora sappiamo essere non sempre un vizio, che come tale va condannato, ma anche un fattore di nascita che va rispettato, altri hanno solo cambiato nome.

Formalmente la schiavitù è stata abolita e in Italia è un reato, ma uno schiavo pedagogo di Roma era un signore rispetto ai raccoglitori nei campi del foggiano.

Altri temi sono nuovi, come il concetto di guerra preventiva inventato da George W. Bush e che neanche strateghi romani come Cesare o Adriano erano riusciti a concepire, le grandi migrazioni dall’est e dal Magreb e dal vicino oriente, che ci trovano tuttora impreparati e l’etica negli affari dopo il crollo delle borse del 2008, assieme a tutti i temi etici e pratici sui quali i nostri giovani, sbandati anche dall’incertezza del loro futuro, si interrogano e ci interrogano. Domande a cui dobbiamo saper dare una risposta per non deludere la fiducia che pongono in noi che vedono, prima che nell’Eterno che non vedono.

Non sono certo temi da “Bar dello Sport”, ma non si può rispondere con un no aprioristico, come alcuni fanno parlando di “principi non negoziabili”.

Questa è politica dello struzzo.

RISPETTO DELLE OPINIONI

23 Giu

Visto che prima o poi qualche rete televisiva questa estate lo darà (assieme a don Camillo e altri film d’epoca), non perdete Una notte con vostro onore, bel film con Walter Matthau e Jill Clayburg. Il titolo originale, First Monday in October toglie ogni dubbio che si tratti di una trama a luci rosse, ma si sa, le traduzioni sono quello che sono. 


Protagonista è un anziano giudice della Corte Suprema, Dan Snow, che si scontra con una vedova che è eletta, prima donna della storia, alla Corte, Ruth Loomis, con tutto ciò che ciò comportava e, molti anni dopo, comporta ancora.
Ma la parte migliore è all’inizio del film quando il giudice Snow che stava pescando al fiume riceve una telefonata e torna a Washington per tenere l’orazione funebre del presidente della Corte suprema.


«Stanely ed io eravamo come due pilastri portanti. Addossati ai due lati opposti di una cattedrale, abbiamo fatto sì che il tetto non crollasse. Se fossimo stati tutti e due nello stesso lato avremmo fatto crollare tutto. Non si deve essere d’accordo con un uomo solo perché lo si rispetta».


Teniamolo presente, e ricordiamo che è allo stesso modo valido il reciproco, “si deve rispettare una persona anche se non si è d’accordo con lei”, anche se non lo ha detto Voltaire.

“VIENI E VEDI”

11 Giu

Il “vieni e vedi”, che ho scritto nella mia bio su Twitter (@ardovig) è un invito ad entrare e curiosare, come si fa nelle nelle botteghe, senza obbligo di acquisto e se ci si trova bene si torna volentieri e condividere l’esperienza con gli amici.

La frase non è mia. La si trova due volte in Giovanni 1:35-51. Nel versetto 46 Filippo dice a Natanaele di aver trovato il Messia. Di fronte all’osservazione di questi, che da Nazareth non poteva venire qualcosa di buono, gli risponde “vieni e vedi“, verifica da te stesso.

Alcune bio su Twitter sono professionali, altre scherzose, ma tutte rivelano qualcosa di chi le scrive. Poi, bisogna verificare leggendo, come si fa con le etichette sulle confezioni degli alimenti. Non sono necessariamente ingannevoli, piú semplicemente il contenuto può  piacere o meno. Non occorre essere d’accordo su tutto, perché è nella diversità delle opinioni che si impara e si cresce.

GUARDARE DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA

29 Mag

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GUARDARE DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA

Tempo fa mi sono imbattuto nelle previsioni meteo di Radio Svizzera Italiana. “…a Sud, sulle Alpi…” lì per lì mi suonava strano, ma subito feci mente locale che per gli svizzeri le Alpi sono al Sud, a conferma che tutto è relativo.

Seguire i fatti e le notizie di Trieste e del Friuli Venezia dalla Puglia con un distacco di 1.100 chilometri li fa vedere in un ottica differente, forse con più tempo per riflettere a quanto sta accadendo da quelle parti nella cronaca, nello scenario politico, nella cultura.

Viceversa seguire per così dire più da vicino i fatti della Puglia, della provincia e della città che ormai mi vede da alcuni anni residente senza diritto di voto per un terzo dell’anno mi aiuta a confrontare le due realtà, nelle loro differenze ma anche nei i loro punti di contatto Sara un caso che la trasmissione di sabato mattina di Rai3 “Est-Ovest” è edita dalle redazioni di Trieste e di Bari.

I punti di riferimento esteri di Trieste sono la Carinzia, la Slovenia e la Croazia, quasi ignorate qui dove colloquialmente non si parla di Nord ma di “Alta Italia”, che va da Bologna fino all’Alto Adige, e nell’immaginario di molti resiste ancora il mito del ponte tra Trento e Trieste.

Da queste parti è normale raffrontarsi con la Grecia, l’Albania e qualche volta anche con il Montenegro. Per molti turisti meta obbligata è il finibus terræ di Capo Santa Maria di Leuca dove, nelle giornate serene si vede lo spartiacque tra l’Adriatico e lo Jonio, senza pensare che il luogo più a Est di Italia in realtà è Otranto da dove si vede la costa albanese, un po’ come da Trieste si vede la costa slovena, certo più vicina ma il paragone regge.

Come dappertutto la realtà però non va cercata nelle cartoline turistiche di Alberobello, Ostuni o Gallipoli ma in tutte le città, osservando, “ragionando” e vivendo con le persone.

Nel Friuli Venezia Giulia – senza lineetta – c’è un forte campanilismo tra le due componenti del territorio, con il Friuli che periodicamente propone l’idea di una separazione sul modello del Trentino – Alto Adige, senza però pensare o fingendo di non sapere perché sono due province autonome. La Puglia non ha queste tensioni, ma nei suoi 400 chilometri di lunghezza le differenze, oltre alla divisione in cinque territori proposta dal servizio meteo di Rai3, non mancano e sono evidenti a chi le sa apprezzare.

 

ETICHETTE

24 Mag

etichette

Avete presente la difficoltà di staccare un adesivo come il bollino di autostrada sloveno o svizzero o dell’ingresso al campeggio dal parabrezza della vostra auto?

Qualcosa del genere accade quando appiccichiamo un’etichetta ad una persona. Se il pensiero rimane in noi resteremo prevenuti nei suoi confronti, se lo condividiamo, e questa azione si chiama pettegolezzo se non peggio, potremmo ferirla.

Se invece etichettiamo noi stessi, in senso positivo sopravvalutandoci, o negativo sottostimandoci, corriamo il rischio di rinchiuderci in una torre d’avorio che, vista dall’estero può sembrare forse bella, ma rimane pur sempre un allontanamento dalla realtà.

Prendere le persone per quello che sono, senza pretendere di cambiarle, ci aiuta a rispettarle e a condividere o meno i loro interessi e i loro pensieri.

Accettare noi stessi per quello che siamo, questa volta sì tentando di migliorare, ci aiuta a superare le difficoltà e a guardare più in alto.

Le persone aperte al cambiamento, che non vuol dire che non abbiano le proprie idee ma che sono pronte a metterle in discussione, non sopportano quella patina appiccicaticcia sul parabrezza che, al più, raccoglie solo una patina di polvere.