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REINVENTARSI

12 Apr

Visto il calo d’interesse verso la letteratura e il corrispondente incremento dei vari “Masterchef” Dante, da buon toscano ha aperto un frantoio, il Boccaccio  un’industria conserviera, mentre l’emiliano Ariosto un opificio di aromi da cucina. 🙂

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SERENA BRUNO

23 Feb

lavoro

“Scusate se esisto”, film del 2004 riproposto ieri sera da Rai3 (già dato nel 2016 da Rai1) (visibile su RaiPlay) è la storia dell’architetta Serena Bruno rientrata in Italia da Londra, che per vincere un appalto per la riqualificazione di uno dei tanti “casermoni alveare”, è costretta a giocare sull’ambiguità del suo nome quando viene contattata come architetto Bruno Serena.

Commedia brillante, che tocca temi di attualità

  • i giovani che emigrano per lavorare

  • la nostalgia di casa

  • la crisi di identità e i disagi delle persone costrette a vivere nelle case popolari

  • l’eventualità dell’intrusione della famiglia nella vita di una persona adulta e indipendente

  • la disparità tra uomo e donna sul lavoro, con l’aggravante della possibile maternità

  • il servilismo nel mondo del lavoro

  • l’omosessualità

  • i bambini che capiscono molto di più di quanto pensiamo

Insomma, tanti spunti di riflessione per chi l’ha visto e per chi vorrà vederlo.

(post del 2016)

I CENTRI PER L’IMPIEGO

2 Nov

Per un giorno non sono un giornalista. Sono un disoccupato. Un disoccupato che, come tanti, cerca un posto di lavoro senza risultati. E che quindi ha bisogno dell’aiuto pubblico. Vorrei chiedere il “reddito di cittadinanza” – o come si chiamerà – o una qualunque altra forma di sostegno che possa darmi una mano per fare la spesa e pagare un affitto in attesa che la mia situazione personale possa finalmente sbloccarsi”. Comincia così il resoconto pubblicato oggi 2 novembre di “Un giorno da disoccupato in coda con il miraggio del reddito di cittadinanza”, di Giampaolo Sarti, giornalista del Piccolo. Di Trieste ma probabilmente potete mettere la città che volete voi, a scelta.

Sarà una giornata tra uffici, Caf e code. Mia, Rei e altri acronimi poco comprensibili assieme a Isee, Isre, Dsu, Ivie, Dis-coll, Did, Cud, Naspi, Irap, Imu e Aire.

Questa è, giorno dopo giorno dopo giorno, la realtà dei disoccupati che non hanno ancora smesso di cercare lavoro e che, giorno dopo giorno dopo giorno, si scontrano con la burocrazia degli uffici imprigionata nella sua modulistica a risposta chiusa che non prevede eccezioni neppure se sei nato in Jugoslavia, che non esiste più, e non puoi scrivere Croazia perché il codice Istat (le ultime tre cifre prima del codice di controllo) del tuo codice fiscale non la riconosce.

Quella burocrazia ingessata on line che non tiene conto che molti anziani ma neanche tanto, perché il tasso di alfabetizzazione informatica in Italia è basso, non sanno riempire un modulo on line e si trovano spiazzati se, quando finalmente premono Enter, si vedono rifiutata la domanda perché non hanno riempito un campo obbligatorio anche se fuori legge, come il campo “Provincia” in una regione, il Friuli Venezia Giulia, dove le province non esistono più e non sanno risolvere l’enigma se inserire o meno la sigla della ex provincia (GO, PN, TS, UD) perché così facendo commettono un falso in atto pubblico, che tra tre, quattro o cinque anni qualche zelante burocrate potrebbe contestare loro.

Quella burocrazia ingessata fatta di risponditori automatici “premi 1, pigia 2, fraca 3” dopo di cui, essendo nove volte su dieci tutti gli operatori impegnati “ti invitano a rimanere in linea per non perdere non si sa bene quale priorità acquisita, mentre i call center di alcune aziende serie ti rispondono con “enne persone in attesa, tempo previsto tot minuti”, e ti intrattengono con l’inflazionata Quattro stagioni di Vivaldi. Offensiva soprattutto nei confronti delle persone anziane, poco avvezze all’uso della tastiera del cellulare (che chiamano telefonino) mentre stanno parlando.

La sostanziale differenza è che loro sono l’istituzione (a diversi livelli) e tu sei un numero. Il codice fiscale o quello della coda, a scelta.

Non c’è nulla di nuovo in questo post, perché dei CPL leggiamo ogni giorno, salvo l’attesa del riordino dei CPL promesso dal ministro Luigi Di Maio, l’articolo di oggi su Il Piccolo e il film Io, Daniel Blake, che ho visto ieri sera e visibile su Raiplai.it che è ambientato in Inghilterra ma presenta gli stessi problemi.

Di nuovo forse, per voi che non lo sapete, è che io non sono della scuola “mal comune mezzo gaudio”, perché un male comune non è una consolazione, si sta male in due e basta.

Cambierà qualcosa?

ATTUALITÀ DEL PASSATO

5 Set

(Perché il passato, la storia, serve a insegnarci a non cadere negli stessi errori, ma molti paiono non averlo capito).

[…]Non un impiego conferito senza raccomandazione di deputati, non una promozione, quasi, accordata senza vista dell’interesse politico (…); non un contratto stipulato dal governo, senza che chi lo stipula sia stato presentato da un deputato”.

Parole d’oggi? No, scritte da Ruggiero Bonghi nel 1886. Ne verremo mai fuori?

LAVORO, OGGI

18 Lug

Non ci è dato di sapere cosa abbia suscitato in Giacomo questa invettiva, ma ciò che scrive è tremendamente attuale. “A voi ora, o ricchi! Piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso! Le vostre ricchezze sono marcite e le vostre vesti sono tarlate. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni. Ecco, il salario da voi frodato ai lavoratori che hanno mietuto i vostri campi, grida; e le grida di quelli che hanno mietuto sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti. Sulla terra siete vissuti sfarzosamente e nelle baldorie sfrenate; avete impinguato i vostri cuori in tempo di strage. Avete condannato, avete ucciso il giusto. Egli non vi oppone resistenza” (Giacomo 5:1-6). Volendo, al posto di lavoro, possiamo mettere dignità, che va tanto di moda.

LAVORARE IN SQUADRA

15 Giu

Ieri sera ho guardato con piacere la Carmen di Bizet nell’allestimento di Valentina Carrasco dalle Terme di Caracalla con la direzione di Jesús Cobes Lópoz, in onda su Rai5.

Non è la prima volta che un’opera libera viene trasposta nei tempi moderni. Tempo fa ho visto quella della Bohème di Puccini. Impresa certo impegnativa per l’Aida di G. Verdi o altre ad alta ambientazione storia, che fa capire che i drammi di amore e di gelosia purtroppo non hanno una stagione precisa, ma anche che le opere liriche, come tutta la buona musica, che è poi quella che dura nel tempo e penso per esempio ai Beatles e a De Andrè, non ha età e se presentata “in jeans” può avvicinare anche i giovani.

Mi hanno colpito alla fine la freschezza e i sorrisi degli attori, anche dei protagonisti che più degli altri certo dovevano essere stanchi, e gli applausi all’orchestra, che in teoria dovrebbe avere l’attenzione principale. La lirica nasce come opera d’ingenio musicale al quale segue un libretto e una coreografia per la rappresentazione, ma spesso passa in secondo piano. Mi sono soffermato sull’orchestra.

Orchestrare, anche se ormai la prima definizione è legata principalmente alla musica, vuol dire fare in modo che, in un’azione cui prendono parte elementi diversi, questi concorrano all’effetto o al risultato voluto: quindi anche preordinare, predisporre a un dato fine con una organizzazione accorta ed efficace. Al profano può sfuggire ma l’orecchio allenato nota subito l’eventuale assenza di questo o di quello strumento.

Soprattutto nel mondo del lavoro usiamo altri termini come lavorare in squadra o, mutuati da altre lingue, in équipe o in team.

Come nella musica e nel lavoro un risultato di squadra, o ben orchestrato, si ottiene solo se gli obiettivi sono ben chiari e se tutte le persone coinvolte sono disposte a lavorare assieme dando il massimo e senza rivalità mettendoci del proprio ma seguendo le indicazioni del direttore d’orchestra.

PERSONE

22 Feb

Una mia nipote sta per lasciare la sua cittadina per raggiungere il suo compagno nel bolognese, dove questi ha trovato lavoro dopo un lungo periodo di disoccupazione.

Sappiamo bene che “trovar lavoro” dopo la riforma è sempre una scommessa. Una scommessa che però va giocata per non restare al palo e pare che lui abbia delle prospettive.

Lei lavorava in una piccola azienda e al momento delle dimissioni le è stato detto che, se proprio dovesse andar male e dovessero tornare, in azienda ci sarà sempre un posto per lei.

Nell’augurar loro che invece tutto vada per il meglio e che anche lei trovi un’occupazione, non va certo sottovalutato questo riconoscimento, sia sul piano professionale sia personale.

Cosa rara di questi tempi.