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CREDERE È OBBLIGATORIO?

10 Set

“A cosa crede chi non crede?”, Zygmunt Bauman in “Žycie Duchowe” (Vita spirituale), 2000.

Provocazione o ossimoro?

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INCONTRI

3 Set

Nel sermone dal monte (Matteo 5) di fronte ad una folla Gesù ribaltò i valori della Legge precisando che non era venuto ad abolirla ma a dare ad essa quella spiritualità che va ben oltre la lettera. Era un ebreo e come tale frequentava il Tempio di Gerusalemme e le sinagoghe, prendendo la parola quando gliela offrivano o lo riteneva opportuno, come fece a Nazareth (Luca 4), cittadina  dove lo conoscevano tutti e per questo motivo non fu accettato  (“Nessun profeta è ben accetto a casa sua”).

Più che alle folle, però, egli si rivolgeva ai singoli, uno per uno, quei malati che era venuto a cercare, perché i sani non hanno bisogno del medico e coloro che ritenendosi tali non sanno che farsene.

Uno delle prime persone incontrate fu Nicodemo (Giovanni 3) uno dei capi dei giudei, che andò da lui di notte di nascosto per evitare un’eventuale brutta figura con i suoi pari. A fine colloquio Gesù in due parole gli riassunse tutta la rivelazione “Ciò è nato dalla carne è carne, bisogna che nasciate di Spirito”. “Il vento soffia dove vuole” gli disse anche “senti il suo suono ma non sai donde viene né dove va. Così è di chiunque è nato dallo Spirito”… lascia agire lo Spirito, Nicodemo, e dimentica il tuo essere maestro d’Israele che sotto sotto, vedi, ti ha procurato dei dubbi.

Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?”. Questo è il giovane ricco (Matteo 19), che con una captatio benevolentia, lo chiamò buono. Gesù, dopo avergli rammentato i comandamenti balisari gli disse “vendi ciò che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Non perché la ricchezza è negativa in sé, ma perché essa per il giovane era l’ostacolo alla fede (“una cosa ti manca”). Sappiamo, infatti, che preferì tenersi strette le ricchezze.

Con la samaritana al pozzo (Giovanni 4) Gesù ruppe due tabù in un solo momento, parlando con straniera, ma sappiamo che egli non chiedeva il passaporto ai suoi interlocutori e, peggio ancora, parlando una donna, cosa che sorprese i suoi discepoli ma non lei. Dopo averle fatto notare il disordine nella sua vita (“hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non lo è”) le dissipò i dubbi sulla differenza tra samaritani e giudei, “i nostri padri… voi dite…”, il solito “noi contro voi”, dicendole che la divisione sarebbe terminata perché l’Eterno vuole adoratori in spirito e verità. La donna, sappiamo, corse a dirlo agli altri che vennero a verificare, perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Il centurione di Capernaum (Matteo 8), un altro straniero, che, credendo, disse a Gesù che bastava una parola anche a distanza. Gesù lo lodò per la sua fede superiore a quella di Israele.

La prostituta portatagli per la lapidazione. Non soffermiamoci solo al “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, certo importante, ma consideriamo l’atto del perdono “va e non peccare più”. Tutti in Israele sapevano delle prostitute, e anche dove trovarle, così come tutti sapevano gli allevatori di maiali che esercitavano tale mestiere per venderli ai romani. Erano professioni tollerate per non far calare il PIL del paese, diremmo in termini moderni

Il nato cieco di Giovanni 9 è l’esempio della sincerità. Si domandavano perché fosse nato cieco. Di certo non per un suo peccato prenatale o perché avessero peccato i suoi genitori.  Quando però venne fermato e con insistenza interrogato  su chi l’avesse guarito, chiamando in causa anche i genitori, che si smarcarono, fino a portarlo davanti ai farisei ai quali egli rispose “Se sia un peccatore non lo so, so solo che prima non ci vedevo e ora ci vedo”, dando lode al Signore.

La peccatrice che gli lavò i piedi con l’olio di nardo misto alle sue lacrime (Marco 14). Quando si toccano i danari son sempre guai, allora come oggi, e ci fu chi lamentò lo spreco di un bene che si sarebbe potuto vendere e il ricavato darlo ai poveri. Gesù rispose, “I poveri li avete sempre con voi, lei ha scelto la cosa migliore”, aggiungendo, cosa di non poco conto “In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

E si potrebbe continuare, con Maria Maddalena, lo storpio cui disse “Prendi la tua branda e cammina” l’emoroissa,che fu lodata per la sua umiltà, Natanaele che credette in Gesù sulla parola “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”, e ancora, in un elenco simile a quello delle persone di fede dell’Antico Testamento citate in Ebrei 11 fino a Pietro che, dopo essere stato perdonato, appena vide Giovanni chiese a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”. (Giovanni 21:21-22).

Questo per dire che la fede, seppur condivisa, è sempre una decisione e un conseguente stile di vita personali, e anche ciascuno dei cinquemila del sermone dal monte citato in apertura si interrogarono e personalmente decisero di credere in lui.

TU

13 Ago

Il profeta Giona fu mandato dall’Eterno a richiamare a ravvedimento la città di Ninive. Tralasciando per un attimo la giusta enfasi sul suo comportamento che lo portò a salpare per Tarsìs perché non riteneva giusta la decisione dell’Eterno, è molto importante la reazione dei niniviti.

“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: “Alzati, và a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò”. Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.  Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: “Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?”. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”. (Giona 3:1-10, enfasi mia).

È importante notare come la conversione fu un atto collettivo ma allo stesso tempo personale, perché non imposto, dei membri della città seguito e non preceduto dalla decisione del re, che, avutane notizia, proclamò il lutto cittadino forse per adeguarsi e far passare per sua la decisione.

Allo stesso modo i dieci comandamenti sono rivolti, prima che al popolo di Israele, alle singole persone,

“Dio allora pronunciò tutte queste parole: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d`Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.  Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. Non uccidere.  Non commettere adulterio. Non rubare.  Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.

Non dice “non vi farete” ma “non ti farai”, e questo va notato perché l’Esodo, come il resto dell’Antico Testamento è un patto tra l’Eterno e un popolo, prima che con la singola persona.

Ma in questo caso, prima di quando Gesù avrebbe rivalutato alcuni dei comandamenti nel sermone dal monte, c’è già un chiaro accenno alla responsabilità personale del singolo nei confronti dell’Eterno.

Del singolo, molto prima che qualcuno inventasse le chiese per come le conosciamo oggi.

PERSONE

24 Lug

È morto “Pizzicchicchio”, 89 anni, e con lui se ne n’è andato un pezzo dell’arredo urbano di Latiano.

Millecentogiardinetta

JERUZALEM, SLO

22 Lug

Leggendo un libro di Amos Oz, scrittore israeliano, vengo a sapere che durante le crociate un gruppo di soldati, stanchi, infreddoliti, sfiduciati, lasciò la spedizione e deviò a Est seguendo il corso del fiume Po, risalí la costa nord dell’Adriatico fino a fermarsi in una vallata nell’odierna Slovenia, fondando colà la città di Jeruzalem.

Lo racconto a una persona, la quale mi dice di non aver mai collegato la Jeruzalem slovena alla Gerusalemme biblica, ma di sapere che là fanno buon vino.

Punti di vista o interessi diversi.

DEL DIRE E DEL FARE

14 Lug

Se solo riuscissimo a mettere in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

RISPETTO DELLE OPINIONI

23 Giu

Visto che prima o poi qualche rete televisiva questa estate lo darà (assieme a don Camillo e altri film d’epoca), non perdete Una notte con vostro onore, bel film con Walter Matthau e Jill Clayburg. Il titolo originale, First Monday in October toglie ogni dubbio che si tratti di una trama a luci rosse, ma si sa, le traduzioni sono quello che sono. 


Protagonista è un anziano giudice della Corte Suprema, Dan Snow, che si scontra con una vedova che è eletta, prima donna della storia, alla Corte, Ruth Loomis, con tutto ciò che ciò comportava e, molti anni dopo, comporta ancora.
Ma la parte migliore è all’inizio del film quando il giudice Snow che stava pescando al fiume riceve una telefonata e torna a Washington per tenere l’orazione funebre del presidente della Corte suprema.


«Stanely ed io eravamo come due pilastri portanti. Addossati ai due lati opposti di una cattedrale, abbiamo fatto sì che il tetto non crollasse. Se fossimo stati tutti e due nello stesso lato avremmo fatto crollare tutto. Non si deve essere d’accordo con un uomo solo perché lo si rispetta».


Teniamolo presente, e ricordiamo che è allo stesso modo valido il reciproco, “si deve rispettare una persona anche se non si è d’accordo con lei”, anche se non lo ha detto Voltaire.