Tag Archives: donne

GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.

IL MASCHIO SI GIRA

15 Apr

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Oltre a qualche uomo che dimenticando il buon gusto cammina in città in pantaloncini, le signore cominciano a indossare le gonne segno evidente della primavera.

La minigonna ha da poco compiuto cinquant’anni. Dopo le prime normali perplessità è entrata nella nostra cultura e sta al buon gusto della ragazza o giovane donna indossarla appropriatamente, così come sta agli uomini non farci caso e guardare la persona, collega o passante casuale, senza desiderio.

Molti “maschi” italiani purtroppo sono ancora rappresentati dalla famosa fotografia di Mario De Biasi “Milano si gira” che ritrae la giovane Moira Orfei in piazza Duomo e tutti, fateci caso, proprio tutti gli uomini che si girano a guardarla.

Il brutto spettacolo sono loro.

RASATA A ZERO

2 Apr

Leggo, e mi fermo qui nonostante la consueta “fuga di notizie” che caratterizza buona parte del giornalismo italiano, della quattordicenne bengalese rasata a zero dalla madre perché si rifiutava di portare il velo.

Sul velo ho scritto altre volte, ma la questione si ripropone ogni volta che vengono violati con la forza i diritti di una persona. Non mi adeguo al ragionamento del’”in Italia si fa così”, ma penso a tutte quelle donne coperte da capelli a piedi che che non riescono ad esprimersi, perché sappiamo che la parte non verbale è fondamentale alla comunicazione.

Oltre al libro di Mona Eltahawy, il cui titolo significativo è in inglese e non nell’addolcito italiano, sto ora leggendo un punto di vista maschile, quello di Bruno Nassim Aboudrad, Come il velo è diventato musulmano, che vuol dimostrare come l’imposizione della copertura del copro femminile con il burqa, lo hijab, lo chador o il niqab non trae origine dal Corano ma, una volta di più, è un sopruso maschile.

UOMINI E DONNE GIOCATTOLO

31 Mar

Italo Svevo naque in quella Trieste che lo vide compagno di Umberto Saba e James (Giacomo) Joyce.

Nel romanzo Senilità, ambientato a Trieste, racconta della vita di Emilio Brentani, un impiegato senza troppe aspirazioni in una compagnia di assicurazioni, e delle sue presunte avventure amorose con Angiolina Zarri, donna totalmente diversa da lui.

L’incipit del romanzo è la descrizione di un uomo che considera la donna come un oggetto usa e getta, come, purtroppo ce ne sono anche nella realtà.

Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T’amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d’accordo di andare molto cauti. – La parola era tanto prudente ch’era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po’ più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera, la mia famiglia.

La sua famiglia? Una sola sorella non ingombrante né fisicamente né moralmente, piccola e pallida, di qualche anno più giovane di lui, ma più vecchia per carattere o forse per destino. Dei due, era lui l’egoista, il giovane; ella viveva per lui come una madre dimentica di se stessa, ma ciò non impediva a lui di parlarne come di un altro destino importante legato al suo e che pesava sul suo, e così, sentendosi le spalle gravate di tanta responsabilità, egli traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il godimento, la felicità. A trentacinque anni si ritrovava nell’anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l’amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza”.

Molti uomini la pensano ancora così. 😦

“PIACERE, CRISTINA!”

6 Mar

Al cambio di casa, un vicino saluta la nuova venuta, “Buongiorno!… Signora o signorina?”.

“Piacere, Cristina”.

Un paio di giorni dopo, con malcelata insistenza, “Buongiorno, ma… debbo chiamarla signora o signorina?”.

“Buongiorno, gliel’ho detto” risponde con cortesia “mi chiamo Cristina”.

“Secondo me” ha commentato Cristina “voleva sapere se oltre la mia porta c’è un uomo”.

Perché il sessismo si nasconde, male, anche dietro le parole.

14 FEBBRAIO

15 Feb

Non vorrei semplificare troppo ma, al di là delle rose e dei famosi baci, pare che ieri, San Valentino, il messaggio positivo che è passato è la protezione della donna contro la violenza di genere.

Non se ne parla più solo il 25 novembre ma, dopo il 14 febbraio anche l’8 marzo, che da festa della donna vista come occasione di rimpatriata e cena fuori con le amiche, è diventato momento di riflessione.

Riflessione che riguarda anche gli uomini, sia purtroppo come parte attiva, sia coloro che conducono una vita onesta e rispettosa verso la propria partner e in generale verso la donna, ma che proprio per questa ragione non sono coscienti di questa piaga sociale.

Riflessione che riguarda anche i nostri adolescenti che si affacciano alla vita, ai quali va proposta una corretta educazione di genere che spieghi loro il rispetto per l’altra e per l’altro.