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L’IMMAGINARIO FEMMINILE

7 Nov

Intervista a tutto campo di Michela Murgia a Guillermo Mariotto, stilista, sul corpo della donna. Com’è cambiato in questi anni l’immaginario femminile? Quali forze segnano, agiscono sul corpo delle donne?

In cui si parla della taglia 48, dei canoni imposti dalla moda, delle libertà, del tempo che passa, dei “cataloghi” delle mise delle signore – mai visti per gli uomini – ma anche dell’uso insistente, di conseguenza fastidioso, del turpiloquio da parte di una donna di successo.

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GUIDARE E NON SOLO

27 Set

L’annuncio della futura libertà delle donne dell’Arabia Saudita a mettersi alla guida di un’automobile, cosa scontata per noi, se da una parte può farci gioire per la fine di questo assurdo divieto deve farci anche riflettere che se le donne italiane hanno questa libertà, sono ancora private di molte altre. Quella di decidere del proprio corpo, di tornare a casa da sole di sera, di avere la stessa opportunità di lavoro e la stessa retribuzione degli uomini. Tutte cose garantite dalla Costituzione ma delle quali di scontato non c’è proprio nulla.

STARE IN SILENZIO

7 Set

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In inglese, lingua della Rete, chiamiamo information overflow quell’ammasso di notizie ridondanti che di fatto vanificano l’informazione iniziale. Accade in tutti settori, dalla politica i cui messaggi a forza di essere ripetuti anziché essere creduti ottengono l’effetto contrario, nella pubblicità che se non studiata dagli esperti del settore anziché essere quel messaggio subliminale che ti fa acquistare proprio quella marca di quel prodotto e non un’altra a suon di passaggi negli intervalli pubblicitari nessuno o pochi ci fa più caso.

Accade però anche nella cronaca, e pazienza se lo fa in quella rosa che per sua natura vive sul pettegolezzo.

Quando però l’informazione con presunti aggiornamenti all’ultimo minuto, con scene ripetute ormai a rullo, tratta della cronaca nera la faccenda assume tutto un altro aspetto.

Finalmente sta montando la protesta su come i media stanno trattando gli stupri di Rimini. Come ha scritto @milaspicola La pubblicazione del resoconto di uno stupro è un secondo stupro su quelle donne. Rifiuto la barbarie collettiva. Diamoci una regolata tutti”, ma riusciranno a capirlo i media? Sempre in inglese chiamiamo i giornali “newspaper”, letteralmente foglio (paper) di notizie (news). Lo “stupro di Rimini” è stato perpetrato la notte del 25 agosto, quasi mezzo mese fa e, pur senza mai abbassare  la guardia su questi tristi fenomeni, l’unica cosa seria da parte nostra è lasciar fare agli inquirenti e da parte dei media evitare di continuare a darne spettacolo, come scrive il fotografo Ansel Adam nel nell’”attacco poetico” proposto. 

PARLARNE OGNI GIORNO

17 Ago

Scrivere della violenza di genere è ormai diventato una necessità quotidiana. Scriverne sui giornali, sui Social Media, parlarne alla macchinetta del caffè soprattutto agli uomini, al bar, in televisione, ognuno a modo suo, per far comprendere anche al più distratto che è un’emergenza sociale sempre più grave.

Parlarne con le figlie e i figli anche piccoli, perché come sappiamo che le bambine e i bambini sono spesso più ricettivi di noi. Non diciamo alle piccole e ai piccoli “tu non puoi capire”, perché capiscono benissimo, se usiamo il linguaggio rapportato alla loro età. Se non siamo capaci di spiegare questo tema a livello infantile chiediamo aiuto, i tempi dei cavoli e delle cicogne sono finiti.

Parlarne e scriverne in modo serio e asciutto, senza cadere nella trappola dei “secondo me” e senza entrare in quegli inutili dettagli che tanto piacciono ai giornali scandalistici e, purtroppo, anche ad alcuni programmi televisivi che trovano una facile platea più ampia.

Parlarne e scriverne evitando il fai-da-te su un argomento così delicato, ma affidandosi e sostenendo le associazioni del proprio territorio dotate di personale specializzato.

Parlarne in modo semplice, secondo le proprie capacità e il proprio stile, non sostituendosi agli inquirenti e agli psicologi, cose che la maggior parte di noi non siamo.

Basta un pensiero di disapprovazione, un “non ci sto!” deciso, se poi ne siamo capaci anche un discorso o uno scritto più corposo.

Insistere con le Istituzioni, a tutti i livelli, per pretendere l’attuazione di ciò che avevano promesso e non hanno fatto oppure essendo propositivi.

Il tutto, però, con garbo e Netiquette, per evitare l’effetto contrario.

Diciamo spesso che nel 2017 l’ignoranza è una scelta di vita. Ciò può andar bene se ha effetti sulla persona che la sceglie, ma non quando ne coinvolge o ha effetti negativi anche solo su un’altra.

Parlarne, scriverne e agire ogni giorno senza però indispettire l’altra parte, per non provocare l’effetto assuefazione.

L’alternativa è continuare con la triste conta delle vittime, dei femminicidi ma anche delle molestie, che lasciano una traccia indelebile nella psiche di chi le subisce.

DINA, UNA DI NOI

4 Ago

Le Scritture, si sa, non si soffermano sui fatti di cronaca relativi alla sfera sessuale, sia perché essa era ben codificata, sia perché le ragazze e i ragazzi si sposavano relativamente presto rispetto ad ora.

Esisteva la presunzione di innocenza di una giovane se la violenza fosse avvenuta in campagna, perché “forse ha urlato per chiedere aiuto ma nessuno l’ha udita”. Leggi e mentalità di un mondo maschilista e scritto al maschile, quando la donna era proprietà, prima del padre e poi del marito. Temi che purtroppo tornano nei pensieri e nei desideri di molti “maschi” di oggi.

C’è un episodio che per il nome della protagonista e per il luogo potremmo benissimo trasportare nella nostra realtà di oggi.

“Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l`Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza” (Genesi 34:1-2).

Dino, da Leonardo, è un nome solitamente maschile ma nulla vieta che sia usato al femminile.

Dina è il nome di una ragazza che andò al pozzo a coglier l’acqua –  compito da donna – e si fermò a parlare con le amiche, come avviene ora con le nostre giovani in piazza o nei centri commerciali.

La storia prende una brutta piega quando Dina non torna a casa perché Sichem, il figlio del principe di quel paese 1) la vede 2) la rapisce e 3) si unisce a lei facendole violenza.

Chi vuole può leggere il resto in Genesi 34.

Molto attuale perché è ciò che succede quasi ogni giorno nelle nostre città.

Di un’attualità sconcertante che non può lasciare indifferente nessuno, donna o uomo che sia.

LETTURE PER LE “ASPIRANTI DONNE”

29 Giu

Piccole donne, nonostante sia stato scritto nel 1868, è un libro ancora attuale e una lettura da consigliare alle ragazzine di oggi (e non solo). La storia delle quattro sorelle March, scritta dall’autrice statunitense Louisa May Alcott, arrivò in Italia attorno ai primi del Novecento – le prime traduzioni risalgono al 1908 – diviso in due parti Piccole donne, per l’appunto, e Piccole donne crescono. E da allora è diventato un grande classico per ragazze anche nel nostro paese.

Le ragazzine di oggi, leggendo “Piccole donne”, possono prima di tutto capire com’è cambiato il mondo, ma soprattutto l’importanza di nutrire e coltivare le proprie aspirazioni e i propri sogni. Ecco, dunque, perché si tratta di un romanzo che bisogna leggere ancora…

Il successo delle quattro sorelle si deve anche alle molte trasposizioni cinematografiche del romanzo, da quella del 1933 in cui Jo è interpretata da Katharine Hepburn, fino a quella del 1994 dove la sorella ribelle ha il volto di Winona Ryder.

Tuttavia, non si può negare che gran parte del fascino delle sorelle March si deve alla loro originalità: in un mondo scosso dalla guerra di secessione, e quindi privato degli uomini, le quattro ragazze sperimentano una libertà nuova, simile a quella di cui più in grande le donne statunitensi ed europee godranno con la prima guerra mondiale. Peccato però che la guerra finisca e a un certo punto anche le quattro ragazze debbano affrontare la dura realtà: il mondo, almeno nel 1868, era un posto “da uomini”.

Anche Bustle si è occupato del romanzo elencando i motivi per Piccole donne è ancora attuale ed è un libro da consigliare alle giovani lettrici di oggi.

Prima di tutto i personaggi principali sono tutte ragazze, che si confrontano tra loro su molti temi, dall’amore tra sorelle alle aspirazioni personali. In tutto il primo libro, inoltre, godendo dell’assenza degli uomini e spronate dalla madre, lavorano sodo per raggiungere i propri obiettivi. Beth si dedica alla musica, Jo alla scrittura e, nonostante i problemi economici, nessuno tenta di dissuadere le ragazze.

Tuttavia, il mondo in cui vivono non è tanto progressista quanto la loro madre e così alla fine della guerra i sogni delle ragazze vengono ridimensionati e a subire la “batosta” più grande è Jo, la sorella con il desiderio di diventare scrittrice.

Le ragazzine di oggi, leggendo Piccole donne, possono prima di tutto capire come oggi è cambiato il mondo, ma soprattutto l’importanza di nutrire e coltivare le proprie aspirazioni e i propri sogni.

SULLA PROPRIETÀ

19 Giu

Nella lingua ebraica non esiste il verbo avere, “ho una casa” sarà espresso quindi con la locuzione “una casa è a me”.

Ciò rispecchia l’insegnamento per cui l’essere umano non è proprietario, ma solo prestatario, e gli ebrei lo ricordavano con il giubileo in cui le proprietà terriere tornavano al proprietario precedente.

Basterebbe pensare qualche volta secondo la sintassi ebraica, quando diciamo “mia moglie”, “la mia compagna” o “i miei figli”, per rammentare che  essi vivono di vita propria prima di essere in relazione con noi.

“(Questa) moglie/compagna o (questi) figli sono a me” sposta l’enfasi dalla  falsa proprietà al dono ricevuto.