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CARTA DI ASSISI 2019!?

11 Mag

Oggi siamo arrivati a quella che è… direi… formulata la carta di Assisi…” dice testualmente il francescano Enzo Fortunato.

C’è qualcosa che sfugge nella trasmissione cattolica “TG1 Dialogo” di oggi, domenica 11 maggio 2019, perché la Carta di Assisi è stata presentata il 20 settembre 2017 da Articolo 21, presente lo stesso Beppe Giulietti che tra l’altro oggi è a Trieste, presidente della FNSI, carta sulla comunicazione, ennesimo documento di una decina che su per giù dicono o ripetono la stessa cosa.

Dunque, o è una presentazione del libro che il frate ha in mano, o è una brutta replica di qualcosa che è stato già visto un anno e mezzo fa. Comunque c’è qualcosa che non torna e di certo non si fa passare per nuovo qualcosa di vecchio.

Originalità vo cercando.

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BUSSOLA DIGITALE PER NAVIGANTI CONSAPEVOLI

28 Feb

Bussoladigitale

Libro rivolto soprattutto ai genitori – ma anche a tutti adulti che hanno una connessione – che non sanno di preciso cosa sono il Web, internet e le dinamiche dei Social Media, e di conseguenza prestano poca attenzione all’uso che ne fanno i figli adolescenti, il che è un po’ come dar loro le chiavi della macchina senza che abbiano conseguito la patente. Da leggere assieme ai figli e da tenere a portata i mano, “in tasca”, come suggerisce il nome della collana.

Purtroppo la Polizia postale e la scuola ci dicono che i genitori spesso sono assenti sia nei confronti dei comportamenti dei figli sia nelle riunioni informative che pure, salvo problemi particolari, hanno un profilo basso, accessibile a tutti. I “gruppi WhatsApp” dei genitori più che uno scambio di informazioni non sempre ma molto spesso si sono rivelati piazze di pettegolezzi e denigrazione più che agorà costruttive.

Snello ma a tratti necessariamente tecnico e con una nutrita biografia, affronta il tema da quattro punti di vista. In un’epoca in cui alla cresima non si regala più l’orologio ma lo smartphone negare l’accesso alla Rete ai ragazzi produce l’effetto contrario, soprattutto in termini di isolamento dal loro gruppo. Bisogna stare vicini ai figli dialogando con loro con cognizione di causa, tenendo presenti le normative, le linee guida ma anche i consigli semplici degli esperti “fai questo, evita quello”, perché i pericoli principali nella navigazione in internet e nell’uso dello smartphone sono la leggerezza e il sentito dire non documentato che hanno portato all’esplosione immotivata del fenomeno dei sefie a discapito della fotografia ragionata fino ai noti casi di cyberbullismo.

Senza pregiudizi, perché anche un buon videogioco aiuta a pensare.

Il resto, per studio, lavoro o svago, una volta comprese le dinamiche, viene di conseguenza.

Il ricavato dalla vendita andrà al Comitato Nazionale Maculopatie Giovanili APRI Onlus.

LA CARA VECCHIA NETIQUETTE

27 Set

Mi rifaccio a quanti su Twitter e altri Social Media insultano con termini volgari e che nulla hanno a che vedere con i temi de twitt in particolare le donne. Gli esempi eclatanti sono diventati gli insulti contro Laura Boldrini e Maria Elena Boschi. Si può non essere d’accordo con operato di questa e o di quella, dissentire fa parte di quel privilegio chiamato democrazia. Altra cosa è l’offesa verso la persona. Ho citato due donne ma le offese, gratuite, pesanti e fuori contesto, vengono rivolte anche agli uomini.

Molte persone, e purtroppo questo succede anche per gli adescamenti delle e dei minori per scopi per nulla leciti, hanno una doppia morale. Quella in “giacca e cravatta” della vita fisica e quella “da tastiera”, dei dottor Jekyll e Mister Hide che dimenticano di essere la stessa persona anche se a tutela della propria privacy usano un nickname. Come quelle persone che iniziano il discorso dicendo “Sinceramente parlando…” e che dovrebbero essere interrotte domandando loro “Scusa, di solito come parli?”.

Così come stanno andando in disuso termini come “nuove tecnologie” e “nativi digitali”, bisogna far capire che non esiste una “vita virtuale” ma “da tastiera”, perché  persona che interagisce con una o più altre è la stessa.

I Social Media non sono degli sfogatoi nei quali esprimere gli istinti e i sentimenti più bassi, ma delle agorà virtuali in cui esprimere e condividere le idee che possono essere rese pubbliche, tenuto debito conto dei pericoli della Rete.

Emarginando e bloccando i i violenti verbali si va sicuramente verso un mondo, anche virtuale, più pulito e di dialogo, rispettoso delle opinioni altrui. Lo si può fare privatamente senza aspettare che i responsabili o la Polizia postale intervengano nei casi estremi.

Se una persona è isolata o non trova riscontri, può twittare finché vuole, ma finirà di farlo solo per se stessa.

Insomma, la cara vecchia Netiquette, sulla quale ogni tanto è il caso di portare l’attenzione.

FARE RETE NON È USARE I SOCIAL MEDIA

1 Set

Scrivevo due anni fa non per pignoleria ma per usare le parole, italiane o di altre lingue, senza cambiare il loro significato.

NASCERE, VIVERE O MORIRE NEL MOMENTO SBAGLIATO

16 Ago

Due mesi or sono ho scritto a proposito dell’empatia, quel sentimento che in determinate situazioni ci avvicina a delle persone con le quali altrimenti non avremmo nulla a che fare, persone che spesso non sapremmo collocare geograficamente, come gli abitanti di alcuni Paesi in Africa, America Latina e Asia, ma che sentiamo vicine dopo un’alluvione o un terremoto.

A livello locale ciò è successo con il crollo del ponte Miglio a Genova, che solo Autostrade per Italia nel suo sintetico comunicato chiama con il nome ufficiale di viadotto di Polcevera.

Dalla mattina del 14 agosto quasi tutti gli italiani hanno improvvisamente (ri)scoperto Genova, città famosa soprattutto per il suo Aquario, e hanno imparato che l’autostrada che passa per lì è A10 (controprova: qual è la numerazione del tronco autostradale Udine – Tarvisio?).

L’arena dei Social Media, come purtroppo è nella natura dei molti tuttologi che la frequentano, ha saputo anche questa volta dare il peggio di sé, con offese e i soliti consigli non richiesti che tolgono visibilità a quelli delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile.

Anche molti quotidiani si sono concentrati, e non uscendo oggi le edizioni cartacee, continuano a farlo on line informandoci sullo stato dell’”ultimo bullone” della struttura caduta, al pari di molti tg che dimenticando la loro funzione informativa, trasformano gli eventi in macabri spettacoli mettendo in evidenza l’opinione del vicino. I quotidiani locali tengono a informare doviziosamente sullo stato degli abitanti del loro luogo, con notizie su vita, eventuale morte e discutibili miracoli, dimenticando che anche nel 2018 vige l’avvertenza che “i familiari delle vittime sono stati avvertiti” dalle fonti ufficiali e non dal vicino di disgrazia.

Per il resto del mondo non c’è spazio o non rimane tempo, e la notizia della morte di Rita Borsellino, sorella di Paolo, persona impegnata nella lotta contro la mafia, alla quale va tutto il nostro rispetto anche nel ricordo, viene relegata in comunicato in chiusura.

Ci sarebbero in giro per il mondo tante altre notizie, buone e cattive, ma questo è un momento nel quale il resto del mondo sembra essersi fermato a Genova. La guerra civile in Siria si è miracolosamente fermata? Israele non bombarda più Gaza? …e si potrebbe continuare. Per saperlo dobbiamo rivolgerci alle fonti di informazione straniere.

Questa non è empatia, ma assenza di un sano equilibrio informativo.

DI GENITORI, RAGAZZI E SCUOLA

26 Apr

Dunque… gli arei non cadono più, almeno non dieci alla settimana come tempo fa, non ci sono più lanci dai massi di cavalcavia e gli episodi di bullismo e cyberbullismo si sono trasferiti dalla strada alla scuola.

La scuola, quella che, secondo una storpiatura del detto di Cicerone Historia magistra vitæ (De Oratore, libro II) diventata Scola magistra vitæ (La scuola è maestra di vita), dovrebbe insegnare a vivere in molti casi non lo è perché oltre al 6 politico, promozione d’ufficio, spesso l’insegnamento è ridotto a un susseguirsi di inutili nozioni anziché insegnare agli studenti a ragionare, sviluppare il loro senso critico e saper difendere le loro tesi. Lo si può fare, per gradi, dalle elementari evitando le domande a risposta chiusa e insegnando agli scolari ad esporre sia i fatti sia le le loro idee. Quando diciamo ad un bambino in età prescolare “tu non puoi capire” in realtà siamo noi a non saper trovare le parole adatte alla sua età a spiegare qualcosa (a cominciare dalle tristezze dei cavoli e delle cicogne).

Qualche giorno prima del 4 marzo qualcuno invitò coloro che si sarebbero recati al voto a dare un’occhiata all’interno delle scuole, degli avvisi permanenti scritti sciattamente a penna, al disordine nei corridoi, fino alle carte geografiche o altri manifesti 100 x 150 che probabilmente servono per coprire muffe sul muro, per rendersi conto dell’ospitalità del luogo dove i loro figli o nipoti trascorrono le mattine e sono formati. Alle elementari i bambini si siedono sugli stessi banchi senza che sia presa in considerazione la loro crescita fisica dai 70 ai 140 cm. Viste da fuori il biglietto da visita della scuola è la bandiera nazionale, in molti casi con i colori verde, grigio, rosso, perché non si sa a chi spetta mandarla in lavanderia.

Il 17 marzo scorso, giorno dell’unità nazionale, mio nipote ricevette la sua copia della Costituzione italiana da un addetto del personale ATA, senza alcuna spiegazione da parte degli insegnanti. Forse lasciar perdere gli Assiro-babilonesi concentrandosi sulla storia moderna aiuterebbe i ragazzi a comprendere il mondo in cui vivono.

L’assenza nella scuola italiana dell’educazione di genere, o affettiva, e dell’educazione civica, non aiuta i ragazzi e le ragazze al rispetto dell’altro e a costruirsi, come dovrebbero, una personalità all’interno della società, con diritti che conseguono al rispetto degli obblighi e non viceversa.

A fine maggio leggeremo sui quotidiani le ricorrenti polemiche sui pantaloni corti dei ragazzi e sulle minigonne delle ragazze che distolgono l’attenzione. Certo, questo è un compito che spetta in primo luogo alla famiglia, ma pretendere un abbigliamento consono al luogo di lavoro, perché tale è per gli studenti, aiuterebbe a far capire loro che si va a scuola a svolgere un lavoro, non solo per adempiere ad un obbligo di legge.

È di questi giorni l’innalzamento dell’età di accesso a Facebook e WhatsApp con il consenso dei genitori a 16 anni, per adeguarsi al prossimo GDPR, che molto probabilmente sarà seguito dagli altri Social Media. Occasione per i genitori di rammentare che le schede SIM sono intestate a loro in caso di figli minorenni ma anche, per coloro che non lo sanno di informarsi su cosa soni i Social Media e soprattutto, senza vietarli a priori, cominciare a parlarne con loro per responsabilizzarli, senza delegare tutto alla scuola o alla Polizia postale negli incontri con i giovani.

È presumibile che molti degli auguri di morte a Giorgio Napolitano in occasione del suo recente malore sui quali ora indaga la Polizia postale siano stati mandati da persone adulte, perché pochi ragazzini hanno una coscienza politica, e che molte di queste persone abbiano dei figli. Con questo tipo di genitori è poco sperabile che i figli abbiano rispetto dell’autorità in senso lato e di quella degli insegnanti in particolare.

Si diventa maggiorenni a 18 anni, ma ci sono tappe intermedie, tra le quali l’accesso gratuito ad alcune strutture, a 12 anni un ragazzino può usare da solo l’ascensore, a 14 anni può usare un ciclomotore, a 16 come abbiamo visto, con l’autorizzazione genitoriale, usare Facebook e WhatsApp, e svolgere un lavoro temporaneo, a 17, assistito da un maggiorenne patentato, iniziare la scuola guida che gli permetterà di conseguire la patente a 18. Visti i cambiamenti del contesto sociale dovuto non solo all’ammodernamento delle tecnologie, è stato richiesto da più un abbassamento dell’età della punibilità civile.

Di stalking, bullismo e cyberbullismo si parla e se ne dovrà continuare a parlare soprattutto per mettere in guardia gli ingenui, adolescenti e ma anche adulti, che non sono in grado di valutare le conseguenze delle loro azioni sugli altri e su se stessi, ma, riflettendo sui filmati di quegli studenti di Lucca, diventati l’ultimo simbolo mediatico del cyberbullismo nella scuola viene da domandarsi se ai ragazzi che sono stati bocciati la cosa interessa o il provvedimento sia scivolato loro addosso perché “scaldano i banchi” in attesa del compimento del sedicesimo anno di età, per liberarsi di un obbligo di legge che ritengono scomodo.

SULL’EDUCAZIONE

19 Apr

Il fatto, purtroppo, ricalca il copione. Un ragazzo che, ribelle alle regole civili, nella fattispecie della scuola, si avventa contro l’insegnante. Non è il primo probabilmente non sarà l’ultimo.

Il dibattito è aperto e si allarga all’uso consapevole dei dispositivi elettronici e dei Social Media nei quali dopo l’invio è impossibile tornare indietro, con tutte le conseguenze che ne derivano.

In assenza di un’educazione digitale nella scuola, nonostante gli annunci del Miur che ora a fine legislatura forse cadranno nel vuoto, oltre all’ottimo lavoro della Polizia postale le province cominciano a muoversi in modo autonomo, come nel verbano.

Ieri sera, in coda a questo fatto un tg ha riproposto quello della dodicenne che si è filmata nuda per rispondere ad un ricatto di un suo coetaneo e in breve si è trovata sugli smartphone dei suoi compagni.

Questa è la conseguenza della seconda grande lacuna,la mancata introduzione dell’educazione di genere – o affettiva – nella scuola, ostacolata dalla CEI e dal Movimento Pro Vita che sorvolano sul fatto che le ragazze e i ragazzi in assenza di altro si affidano ad vasto mondo di internet che come con la medicina non è certo il luogo migliore dove cercare informazioni.

Da qui a un paio di mesi anche i settimanali, soprattutto femminili, si prodigheranno in consigli per l’estate su quali precauzioni adottare negli incontri casuali e estemporanei durante le vacanze, in poche parole, per usare un’espressione volgare ma esplicita, come “darla” la prima volta senza conseguenze, soffermandosi sugli aspetti tecnici e molto meno sulle conseguenze psicologiche soprattutto per le ragazzine anche in assenza di una gravidanza.

Ai ragazzi e alle ragazze va insegnato il rispetto del proprio e dell’altrui corpo che è il biglietto da visita della persona (qui si aprirebbe anche un discorso sul dress code).

Nel nostro mondo 2, 3 o 4 punto 0, fate voi, di queste cose si deve parlare molto più di quanto si faceva una volta. L’aspetto psico-corporeo della persona, maschio e femmina, è uscito dall’oscurantismo e dal “di queste cose non si parla” o “sei troppo piccolo, non puoi capire” – i bambini capiscono molto di più di quanto pensiamo – di non tante generazioni or sono.

Se ne deve parlare anche con i figli dando loro la rassicurazione che non li si guarda dall’alto in basso, ma solo da persone con più esperienza disponibili a dare una mano quando viene richiesta.

Tornando alle violenze nelle scuole e agli atti di cyberbullismo, resta la domanda se dare queste notizie quasi ogni sera ma soprattutto acriticamente nei tg sia rendere un buon servizio o, come per altre cose inciti all’emulazione. Per un lungo periodo ci sono stati servizi quasi quotidiani sui massi lanciati dai cavalcavia. Ora non se ne sente più parlare. Senza illudersi che il fenomeno sia scomparso, perché la madre dei cretini è sempre incinta, forse almeno è diminuito.