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DAFINA

24 Mar

Fa parte di quei nomi strani ma che ti aspetti in una realtà cosmopolita, nella quale trovi Alexandra con la x e David all’ebraica, con accento tonico sulla i e non pronunciato all’inglese.

Dafina è la variante macedone di Dafne (Δάφνη), e si sa che la Macedonia confina con la Grecia. Significa “alloro”. Nella mitologia greca era una ninfa trasformata in un albero di alloro da suo padre in modo che possa sfuggire dall’inseguimento di Apollo, che come sappiamo aveva le ali ai piedi.

Più banalmente è il nome di un panificio della città che, per evitare eventuali interpretazioni conflittuali vende un tipo di pane genericamente chiamato balcanico.

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AMOS

29 Dic

Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore stava sopra un muro tirato a piombo e con un filo a piombo in mano. Il Signore mi disse: “Che cosa vedi, Amos?”. Io risposi: “Un filo a piombo”. Il Signore mi disse: “Io pongo un filo a piombo in mezzo al mio popolo, Israele; non gli perdonerò più. Saranno demolite le alture d’Isacco e saranno ridotti in rovina i santuari d’Israele, quando io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo.
Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d’Israele: “Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, poiché così dice Amos: “Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra””. Amasia disse ad Amos:“Vattene, veggente, ritrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno”.
Amos rispose ad Amasia e disse:
“Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va, profetizza al mio popolo Israele”.
Amos, ci viene detto all’inizio del libro che porta il suo nome, e qui lo ribadisce, non era  profeta non era profeta né figlio di profeta, cioè membro di una scuola come ad esempio, quella di Isaia, ma un mandriano o pastore quando il Signore lo chiamò e gli disse “Va, profetizza al popolo di Israele”. Amasia, il portavoce del re Geroboamo tentò di far tacere la verità ma non riuscì nel suo intento perché, come dice Qohelet 3 “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” per denunciare le cose che non vanno con garbo, legalmente ma con decisione anche se, come fecero con Amos, ci sarà chi tenterà di tappare le bocche.

PUNTI DI VISTA

3 Dic

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).

BARAK

31 Ago

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero, ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

TÍNDARO

4 Lug

Nome, m. s., dal greco Τυνδάρεως.

Mitico re di Sparta e come quasi tutti i personaggi importanti nella mitologia, figuriamoci un re!, imparentato con l’una o con l’altro e, gira che ti rigira, alla lontana anche con Zeus.

È diffuso al maschile e al femminile in Sicilia in quanto associato alla Madonna Nera del Tindari (località siciliana sita sul golfo di Patti).

Sarebbe rischioso e forse poco opportuno usarlo nel Nord Est per l’assonanza con tùmbano, cioè grullo, duro di testa, incapace dei dialetti veneti.

Da qui l’opportunità di una verifica nella scelta dei nomi, soprattuto quelli esotici legati alle telenovele che tra vent’anni, Beautiful a parte, nessuno più rammenterà.

Lo cito solo perché l’altra sera una giornalista televisiva si chiamava, appunto, Tindara.

EVO

2 Lug

Più comune il femminile Eva, di origine biblica (Genesi 3:20), che significa “madre di tutte le genti”.

Evo, al maschile, sovente scritto tutto in minuscolo evo. Non è propriamente un nome di persona ma l’abbreviazione di “olio extravergine di oliva”, che non è il padre di tutte le genti ma, se usato con moderazione, preserva la salute certamente molto più di burro, margarina, strutto e simili.

D’accordo, è un discorso un po’ tirato, ma almeno che l’olio sia pugliese. 🙂

BARAK

28 Giu

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.