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GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.

PESTE E BAMBINI SIRIANI

5 Apr

Perché cambiano le circostanze ma l’effetto è lo stesso. :-/

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.

Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, – no! – disse: – non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete –. Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: – promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.

Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: – addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri –. Poi voltatasi di nuovo al monatto, – voi, – disse, – passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola.

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato”.

I promessi sposi, capitolo XXIV.

CHE STUPIDAGGINE LA GUERRA(*)

10 Dic

(*) Jaques Prévert in Barbara.

iliadexxiv

L’Iliade, l’han detto in molti, con i suoi ultimi cinquantuno giorni della guerra di Troia, non è un libro di guerra ma di pace che ci intrattiene in banchetti e  in terminabili assemblee che oggi chiameremmo “riunioni di lavoro” pur di non andare in battaglia. Da una parte i troiani assediati, dall’altra l’alleanza dei greci, anche questo suona molto moderno, tutti estenuati da una guerra iniziata dieci anni prima e della quale non si vede la fine, fino alla geniale trovata di Odisseo (Ulisse) e il suo cavallo, a proposito del dono del quale Laocoonte, nell’Eneide, disse di non fidarsi, perché “Temo i Greci anche se portano doni” (II, 49). Libro di pace, l’Iliade, in cui eccelle l’inno alla vita declamato da Achille nel libro IX.

In occasione della Giornata mondale dei diritti umani, per quel che possono valere le giornate, oggi a Trieste verrà declamato il libro XXIV, che tratta la morte di Ettore, l’antieroe, rimasto più famoso di chi l’ha sconfitto.

ILIADE, LIBRO VENTESIMO QUARTO

ARGOMENTO

Achille prosegue a fare strazio del corpo di Ettore. Parole dei Numi. Teti è mandata da Giove perché imponga all’eroe di acconsentire la restituzione del cadavere. Iride, spedita da Giove medesimo, scende in Troia e comanda a Priamo che si rechi alle navi de’ Greci e riscatti da Achille coi doni il corpo del figlio. Priamo, non curando le rimostranze della moglie, si accinge alla partenza. Mercurio, presa la figura di un giovanetto, gli si fa incontro fuori di Troia, e salito sul suo carro gli è di scorta fino all’alloggiamento d’Achille. Priamo è al cospetto dell’eroe. Loro colloquio. Il corpo di Ettore è consegnato al padre. Ritorno di Priamo. Lamenti di Andromaca, di Ecuba e di Elena. Funerali di Ettore.

I TAMBURI DELLA PIOGGIA

2 Nov

Tra due giorni, dopo Ognissanti e i defunti, celebreremo il giorno delle Forze Armate, quello che fino a poco tempo fa era l’Anniversario della Vittoria, risalente al 1918. Dell’anniversario ho un ricordo perché in quarta e quinta elementare andavo con la scuola in treno a Redipuglia con il mio mazzetto di fiori, due garofani uno bianco e uno rosso, con il verde. Anche se come ogni bambino ero più interessato alla gita in treno che all’evento.

Parlare di guerra ha un senso solamente se si guarda alla pace. I tamburi della pioggia di Ismail Kadaré è un libro che comperai anni fa in un’edicola a San Pietro in Bevagna (da quelle parti purtroppo non ci sono librerie nel senso proprio del termine).

Parla della rivolta degli albanesi contro i turchi, una delle tante, nel XV secolo a seguito di Giorgio Castriota, detto Scanderberg.

Lo comperai perché prima della rivoluzione degli anni 90 dal trullo potevo ascoltare i notiziari quotidiani in lingua italiana alle 07:00 e alle 19:00 composti secondo lo stereotipo dei regimi totalitaristi da marcetta, noi siamo i migliori, gli americani sono la peste, marcetta – su noi italiani solitamente poco o niente perché “non si sa mai” -, ma soprattutto per leggere un libro su un pezzo di storia dell’Albania scritto da un albanese.

È un romanzo di guerra, non nella nostra tradizione comune che va da Addio alle armi o Niente di nuovo sul fronte e altri fino purtroppo ai giorni nostri, ma che si avvicina al Ponte sulla Drina di Ivo Andrić, che comunque vale la pena di essere letto per capire un po’ di più dei nostri vicini.

P.s. Quando sono a Trieste i riferimenti geografici sono Austria, Croazia e Slovenia che diventano inevitabilmente Albania, Grecia, Turchia, anche nei “discorsi a tavola” quando sono al trullo.

WW1

26 Ott

Oggi il Presidente della Repubblica è stato in visita ufficiale a Trieste, Gorizia e Doberdò del Lago (GO), in occasione dell’annessione di Trieste all’Italia il 26 ottobre e della vittoria della Grande Guerra il 4 novembre 1918.

Parere personale, ma che senso ha celebrare la guerra con tanto di parata militare, in un momento come questo in cui il mondo continua a dimostrare in tutta evidenza di non aver compreso la lezione del 1918 ma neppure tutte le altre?

IL BISOGNO DI UN SIMBOLO

18 Ago

Abbiamo bisogno di un’informazione corretta su ciò che avviene in Medio Oriente, anche perché in particolare sulla Siria i mezzi di informazione hanno taciuto per troppi anni, ma non di filmati di repertorio o di simboli.

Molti di noi non hanno vissuto la guerra e non è con un filmato o, peggio, con un film di guerra, che si capiscono i sentimenti, le emozioni, le paure di chi ce l’ha sopra la testa o ancor peggio di chi, come i bambini siriani o di alti paesi, sono nati e cresciuti considerando la guerra una cosa nomale.

Però, nell’odierna civiltà dell’immagine, in cui bisogna vedere se proprio non si può toccare, la gente ha bisogno di simboli, così anche Omran Daqneesh diventa un’icona, con tanto di fotografie e di filmati con l’avviso “le immagini potrebbero turbare le persone sensibili”. Poco si sa della sua storia, se non che ha cinque anni.

Così da mandare nella soffitta dei ricordi il bambino che ha tentato di attraversare il confine in un trolley

bambinoinvaligia

o quelle che commossero ancor di più il nostro opulento mondo, di Alayn, spiaggiato dalla corrente del mare e ritrovato col viso nella sabbia, ormai poco più di un ricordo che svanisce, come ben rappresentato in questo disegnoAyal       perché  fino al prossimo, che purtroppo ci sarà, il ruolo di immagine simbolo spetta a Orman.

Bambinoaleppo

Un po’ come le automobili incidentate che sono messe in evidenza all’ingresso delle basi USAF a monito ai militari di un corretto e consapevole stile di guida e cambiate di tanto in tanto affinché le si notino.

Eppure in Italia l’apostolo Tommaso, quello che non era presente alla prima apparizione di Gesù risorto e che disse che avrebbe creduto solo se avesse visto e che alla seconda apparizione fu rimproverato per questa sua mancanza di fede ed è rimasto famoso per il modo di dire “Sei come san Tommaso, non credi se non metti il naso”.

Se proprio c’è chi ha bisogno di un simbolo per ricordarsene ogni giorno, anziché persone reali, soprattutto bambini, proporrei quello della letteratura latina che vede Enea scappare dalla città di Troia assediata e in fiamme con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio.

Enea

Simbolo dell’empietà di qualsiasi guerra.

LA GUERRA CHE NON SI PUÒ VINCERE (dal titolo di un libro)

29 Apr

(Scritto tempo l’estate scorsa ma sempre attuale. Forzatamente lacunoso per il continuo evolversi delle cose).

Questa è la traduzione in inglese del testo della canzone in ebraico שירת הסטיקר – The stickers song.
È una canzone di protesta composta dallo scrittore di sinistra David Grossman, basata su testi di slogan politici, sociali e religiosi che l’autore ha visto a Gerusalemme. Molti di essi sono famosi e sono stati riprodotti in forma di adesivi sulle automobili.
(This protest song was written by the leftist Israeli writer David Grossman, and it’s basically comprised of various political, social and religious slogans that Grossman saw on the streets of Jerusalem. Most of them are widely known and appear in the form of stickers).

“Entire generation demands peace”1
“Let IDF win”
“Strong people make peace”
“Let IDF smash”
“No peace with Arabs”
“Don’t give them guns”2
“Combat units are the best, bro”
“All recruited, all exempt”3
“There is no despair in the world”4
“Yesha it’s here”5
“Na Nach Nachma Nachman Meuman”6
“No Arabs, no terrorist attacks”
“Bagatz puts Jews in danger”7
“The people are with Golan Heights”
“The people are with transfer”
“The driving test in Yarka”8
“Friend, you are missed”9
“Almighty, we choose you”
“Direct elections are bad”10
“Almighty, we are jealous for you”
“Death to the jealous”11
Refrain:
“How much evil can one swallow?”12
“Father, have mercy, Father, have mercy”
“My name is Nachman and I stut-stutter”
“How much evil can one swallow?”
“Father, have mercy, Father, have mercy”
“My name is Nachman and I stut-stutter”
“Halachic state – the state is gone”13
“The born ones are in luck”14
“Long live the King Messiah”15
“I have trust in Sharon’s peace”
“Hebron – now and forever”
The unborn ones missed out
Hebron is the “City of Ancestors”
Shalom transfer16
“Kahane was right”17
CNN lies
We need a strong leader
“Good job with the peace, thanks for the security”18
“We have no children for needless wars”
“Oslo criminals to the trial”19
We’re here, they’re there
“We don’t abandon our brothers”
“Uprooting of settlements divides the nation”
“Death to traitors”
“Let animals live”20
“Death of values”21.
Refrain:
“How much evil can one swallow”
“Father, have mercy, Father, have mercy”
“My name is Nachman and I stut-stutter”
“How much evil can one swallow”
“Father, have mercy, Father, have mercy”
“My name is Nachman and I stut-stutter”
Kill, destroy, oust, exile,
Exterminate, extradite, death penalty, no fear22
Obliterate, annihilate, crush, eradicate
Everything because of you, friend
• 1. Social-political movement established after the murder of Israeli PM Itzhak Rabin.
• 2. A pacifist poem by Nathan Alterman, 1934, inspired by WWI, especially by the use of chemical weapon.
• 3. Demand of equal conscription to the IDF. Religious (especially orthodox) Jews are exempted from mandatory military service, which is one of the major tension points in Israeli society.
• 4. A quote of rabbi Nachman from Uman.
• 5. Yesha is an acronym for Council of Jewish Settlements in Judea, Samaria and Gaza.
• 6. A kabbalistic formula based on the four Hebrew letters of the name Nachman, referring to the founder of the Breslov movement, rabbi Nachman from Uman.
• 7. Bagatz is an acronym for Supreme Court of Justice. Often accused by the right-wing for being “anti-Israeli”
• 8. Yarka is a Druze village in the North of Israel. A popular place for driving tests, probably because it’s open on Sabbath.
• 9. Referring to the late Yitzhak Rabin.
• 10. In Hebrew “choose” and “elect” are the same word. Hence the world play.
• 11. In Hebrew “zealot, fanatic” and “jealous” are the same word. So this can also be read as “death to fanatics”.
• 12. A sticker referring to the force feeding of ducks to produce foie gras.
• 13. Halakha is the Jewish religious law.
• 14. The motto of Israeli band Fools of Prophecy.
• 15. King Messiah is the title given to Lubavitcher Rebbe by followers of Hasidic movement of Chabad messianism.
• 16. The word “shalom” can mean “hello”, “goodbye” or “peace”. This line may be a referral to the slogan “Only transfer will bring peace” or may be an open interpretation paraphrase.
• 17. Rabbi Meir Kahane’s extreme nationalist views had a lot of influence on modern right-wing.
• 18. A parody on Ariel Sharon’s election speeches, which were saturated with the words “peace” and “security”.
• 19. Referral to the 1993 agreement signed in Oslo by Rabin’s administration with the PLO.
• 20. Israeli non-profit for animal rights.
• 21. Internet users claim that on a highway to Jerusalem used to be a graffiti slogan “Death to Arabs”, which was later changed into “death of values” (they’re written almost similarly in Hebrew)
• 22. “No fear, the messiah is in town”

Si sa molto, ma ancora molto poco soprattutto tra le nuove generazioni, dello sterminio di civili perpetrato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale che ha provocato sei milioni di vittime, principalmente di religione ebraica a seguito delle leggi razziali, e che gli ebrei chiamano Shoah ma che ha riguardato altre minoranze “scomode”, tra cui i malati di mente, gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali. Per questo è più opportuno usare il termine generico ma ormai consolidato di olocausto (che in ebraico ha un altro significato).
Il personaggio simbolo almeno per i ragazzi delle nostre scuole medie è Anna Frank e il suo celebre diario, interrotto a pochi giorni dall’uccisione della ragazza, nelle cui ultime pagine Anna scrisse “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.

Con la legge 211 del 20 luglio 2000  il governo italiano ha istituito il “Giorno della memoria” da celebrare ogni anno il 17 febbraio, giorno di apertura dei cancelli di Auschwitz. Molte voci hanno fatto notare che “non si ricorda per decreto” tra queste la nota giornalista Elena Loewental ebrea nel libro “Contro il giorno della memoria” del 2014.
Il mese scorso (maggio 2015) la provincia di Trieste ha organizzato il convegno “Passaggi di memoria. La trasmissione generazionale del trauma”, che verteva appunto sul come ricordare, trasmettere o voler dimenticare ciò che l’Olocausto è stato.

Poi si sono succeduti altre guerre e altri crimini di guerra, più o meno noti e più o meno dichiarati o pubblicizzati dall’informazione. Di certo siamo passati attraverso un Vietnam, una guerra nei Balcani che ha visto il suo apice nell’assedio di Sarajevo, in Bosnia e Erzegovina,  due guerre del Golfo di cui non si vede la fine, le varie primavere arabe che hanno avuto poco successo fino all’attuale crisi ucraina e la minaccia dell’Isis che torna a sparigliare le carte nel Nord Africa e non solo.

Nel novembre 1989 l’Europa tirò un illusorio sospiro di pace con la caduta del muro di Berlino. Illusorio perché di muri, o di cavalli di Frisia, ne sono stati elevati altri, oltre quelli che riusciamo a costruire tra noi stessi e altre persone Per citarne alcuni, quello tra Gibilterra e il Marocco, tra gli Stati Uniti e il Messico tra Israele e la striscia di Gaza.

Israele ha una storia lunga e breve nel contempo. L’Israele biblico, promesso a Abramo e realizzatosi prima con la presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, in fuga dall’Egitto guidati da Mosè, e arrivati in Canan, l’odierna Palestina, sotto la guida di Giosuè. Terminò (e dal punto di vista cristiano aveva terminato la sua funzione profetica alla morte di Gesù di Nazareth) con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo, con la presa di Masada nel 73, e per ultimo nel 135 in cui i Romani per essere chiari cambiarono il nome di Gerusalemme in Ælia Capitolina.

La storia poi continua con la dominazione musulmana, le crociate e altri avvenimenti che non riguardano più il popolo di di Israele, ormai nella diaspora, dispersione, che tra gli altri eventi ha visto gli ebrei, popolo non più nazione, sottoposti all’Inquisizione, chiusi in ghetti fino alla colonizzazione inglese della Palestina e, finalmente, con la Risoluzione Onu n. 181del 1947 che stabilì  di dividere il territorio in due stati.

Il 1° maggio 1948 è sorto il nuovo stato di Israele, che si differenzia molto da quello biblico. Il resto è storia moderna che si può trovare facilmente in internet e della quale, tra gli altri, scrive spesso David Grossman.

Nei suoi numerosi articoli e conferenze, tenute spesso anche in Italia, dichiara apertamente che l’idea “una terra due nazioni” voluta dall’Onu è si è rivelata un fallimento.

La sua onestà intellettuale si apprezza già in due dei suoi libri dai titoli significativi, “Con gli occhi del nemico” in cui guarda le ostilità tra i due popoli immedesimandosi nell’altra parte, e “La guerra che non si può vincere”, in cui denuncia l’uccisione di un bambino di dodici anni da parte dell’esercito israeliano, pratica molto frequente nella striscia di Gaza.
Il nuovo ministro israeliano della Giustizia Ayelet Shaked ha apertamente dichiarato che la Palestina non deve esistere e l’anno scorso su Facebook  il suo partito identificò l’intera popolazione palestinese come “il nemico” e fondamentalmente fece appello per il suo sterminio.

L’Israele moderno è molto lontano dalle ripetute raccomandazioni dell’Antico Testamento sull’ospitalità, “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.

La storia è piena di contraddizioni. Dagli indigeni d’America, quelli che erroneamente chiamiamo indiani, cacciati da casa loro e confinati in “riserve”, ai curdi, di cui qualcuno sì è ricordato quest’anno traendo la conclusione che se esistono i curdi dovrebbe esister un Kurdistan, fino alle celebrazioni del centenario della Grande Guerra quando, invece, si dovrebbe celebrare la pace.

Tiziano Terzani, il giornalista che è stato nelle zone calde del mondo, fatte di droga, prostituzione, tratta dei minori e guerra, nel libro “Lettere contro la guerra” che arriva all’11 settembre 2001 spiega che usa il singolare perché la guerra è una, quella contro l’umanità.

http://www.richardsilverstein.com/2004/08/16/david-grossmans/
http://www.huffingtonpost.it/2015/03/09/israele-salta-il-premio-per-la-letteratura_n_6831924.html