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BAMBINI

16 Mag

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.”
Questi versi che chiudono ill salmo 137, per il suo desiderio di vendetta è recitato con disagio e a bassa voce dagli ebrei moderati, ma è tornato tristemente di attualità da quando lo stato si Israele uccide anche i bambini e non ha altro da aggiungre se non che di mattina dovrebbero essere a scuola.
Lasciate i bambini fuori dalle guerre!

 

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LA GUERRA CHE VERRÀ

16 Apr

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

(Bertold Brecht)

Non occorre risalire a monte fino al primo omicidio, quello perpetrato da Caino su Abele. Bertold Brecht, assieme a Jacques Prevért con il suo “che follia la guerra” nella poesia Barbara, e la dichiarazione del bollettino di guerra  che dà il titolo al romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque dovrebbero bastare.

Forse chi decide non ha molta dimestichezza con la letteratura.

RIFLETTENDO SU MATERA

18 Gen

Chi mercoledì sera ha visto lo stupendo documentario di Alberto Angela sui sassi di Matera forse sarà rimasto sorpreso dal fatto che delle famiglie abbiano vissuto nelle grotte fino al 1954, quando con un’ordinanza furono fatte trasferire coercitivamente nelle case popolari.

Coercitivamente perché chi teneva nella grotta l’asino o le galline non lo avrebbe più potuto fare.

Chi solo sessant’anni fa è nato in città in famiglia borghese, come si diceva allora, fin da piccolo ha saputo che l’acqua si aveva girando la manopola del rubinetto e la luce girando la farfalla dell’interruttore di porcellana, senza porsi il problema da dove e come venissero l’acqua e l’elettricità.

Ben diverso il risveglio di chi aveva il lume a petrolio e attingeva l’acqua al pozzo o dalla cisterna e qualche mattina d’inverno doveva letteralmente rompere il ghiaccio per sciacquarsi almeno il viso, come il famoso ragazzo della via Gluck.

Non sto parlando dei tempi di Garibaldi, ma di appena settanta anni fa.

Un po’ più distanti nello spazio ma più vicini nel tempo sono i mille e cinquecento Palestinesi in Cisgiordania che vivono nelle grotte a causa delle demolizioni da parte degli Israeliani, come riporta anche David Grossman, scrittore israeliano, nel libro La guerra che non si può vincere.

Scrivo questo post nel mio studio a mio agio con 20 gradi e 50% di umidità ma pensando a tutti i conflitti nel mondo e al fatto che ci sono due uomini che hanno discusso a distanza su chi dei due avesse il bottone più grosso.

Augurandoci che tutto rimanga allo stato di battaglia verbale, penso a Matera che da città di rifugio si è sollevata tanto da essere la Capitale della cultura 2019 e alle tante Matere che, in caso nefasto, potrebbero sorgere.

GUERRA PREVENTIVA?

6 Ago

Guerra preventiva” è un’espressione che abbiamo imparato a conoscere con George Bush, e che neppure strateghi come Cesare o Adriano avevano pensato. Com’è andata a finire con i sospetti sull’Iraq è cosa nota.

Adesso la stessa guerra preventiva è minacciata daun altro presidente della nazione che settantadue anni fa sgnciò la prima bomba atomica sulle teste degli ignari cittadini di Hiroshima, che se la videro cadere sulle proprie teste.

Forse più che di guerra preventiva è più opportuno parlare di un “divide et impera”?

RAPPRESAGLIA

28 Giu

Ho segnalato l’intercessione di Abramo contro la distruzione di Sodoma e Gomorra come esempio di un abile mercanteggiare, tirare sul prezzo, tipico dei mercati in Medio Oriente ma anche del nostro Sud, tanto da considerarlo un fatto di costume, ma ancor più della confidenza di Abramo con l’Eterno. “Se ne trovi 50, se ne trovi 40 e via via fino a 10”.

Questo episodio si trova nel libro della Genesi, che gli ebrei chiamano secondo il loro uso di chiamare i libri biblici con i loro incipit “Nel principio”, al capitolo 18.

B’Tselem – The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories riporta la notizia di una rappresaglia da parte di Israele contro una città di 10.000 abitanti.

Fenomeno di guerra, assieme alla decimazione e agli abusi sulle donne, sempre esistito. Episodi simili ci sono stati in Italia durante la seconda guerra mondiale durante l’occupazione tedesca in Italia.

Israele moderno è a tutti gli effetti una nazione laica, ciononostante non dovrebbe dimenticare le sue radici, nelle quali si di che che colui che pecca è quello che morrà e l’intercessione rammentata in apertura. Quale colpa hanno gli altri abitanti della città?

Qualcosa, evidentemente, è cambiato.

GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.

PESTE E BAMBINI SIRIANI

5 Apr

Perché cambiano le circostanze ma l’effetto è lo stesso. :-/

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.

Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, – no! – disse: – non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete –. Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: – promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.

Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: – addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri –. Poi voltatasi di nuovo al monatto, – voi, – disse, – passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola.

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato”.

I promessi sposi, capitolo XXIV.