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L’IMMAGINARIO FEMMINILE

7 Nov

Intervista a tutto campo di Michela Murgia a Guillermo Mariotto, stilista, sul corpo della donna. Com’è cambiato in questi anni l’immaginario femminile? Quali forze segnano, agiscono sul corpo delle donne?

In cui si parla della taglia 48, dei canoni imposti dalla moda, delle libertà, del tempo che passa, dei “cataloghi” delle mise delle signore – mai visti per gli uomini – ma anche dell’uso insistente, di conseguenza fastidioso, del turpiloquio da parte di una donna di successo.

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GUIDARE E NON SOLO

27 Set

L’annuncio della futura libertà delle donne dell’Arabia Saudita a mettersi alla guida di un’automobile, cosa scontata per noi, se da una parte può farci gioire per la fine di questo assurdo divieto deve farci anche riflettere che se le donne italiane hanno questa libertà, sono ancora private di molte altre. Quella di decidere del proprio corpo, di tornare a casa da sole di sera, di avere la stessa opportunità di lavoro e la stessa retribuzione degli uomini. Tutte cose garantite dalla Costituzione ma delle quali di scontato non c’è proprio nulla.

PARLARNE OGNI GIORNO

17 Ago

Scrivere della violenza di genere è ormai diventato una necessità quotidiana. Scriverne sui giornali, sui Social Media, parlarne alla macchinetta del caffè soprattutto agli uomini, al bar, in televisione, ognuno a modo suo, per far comprendere anche al più distratto che è un’emergenza sociale sempre più grave.

Parlarne con le figlie e i figli anche piccoli, perché come sappiamo che le bambine e i bambini sono spesso più ricettivi di noi. Non diciamo alle piccole e ai piccoli “tu non puoi capire”, perché capiscono benissimo, se usiamo il linguaggio rapportato alla loro età. Se non siamo capaci di spiegare questo tema a livello infantile chiediamo aiuto, i tempi dei cavoli e delle cicogne sono finiti.

Parlarne e scriverne in modo serio e asciutto, senza cadere nella trappola dei “secondo me” e senza entrare in quegli inutili dettagli che tanto piacciono ai giornali scandalistici e, purtroppo, anche ad alcuni programmi televisivi che trovano una facile platea più ampia.

Parlarne e scriverne evitando il fai-da-te su un argomento così delicato, ma affidandosi e sostenendo le associazioni del proprio territorio dotate di personale specializzato.

Parlarne in modo semplice, secondo le proprie capacità e il proprio stile, non sostituendosi agli inquirenti e agli psicologi, cose che la maggior parte di noi non siamo.

Basta un pensiero di disapprovazione, un “non ci sto!” deciso, se poi ne siamo capaci anche un discorso o uno scritto più corposo.

Insistere con le Istituzioni, a tutti i livelli, per pretendere l’attuazione di ciò che avevano promesso e non hanno fatto oppure essendo propositivi.

Il tutto, però, con garbo e Netiquette, per evitare l’effetto contrario.

Diciamo spesso che nel 2017 l’ignoranza è una scelta di vita. Ciò può andar bene se ha effetti sulla persona che la sceglie, ma non quando ne coinvolge o ha effetti negativi anche solo su un’altra.

Parlarne, scriverne e agire ogni giorno senza però indispettire l’altra parte, per non provocare l’effetto assuefazione.

L’alternativa è continuare con la triste conta delle vittime, dei femminicidi ma anche delle molestie, che lasciano una traccia indelebile nella psiche di chi le subisce.

SULLA PROPRIETÀ

19 Giu

Nella lingua ebraica non esiste il verbo avere, “ho una casa” sarà espresso quindi con la locuzione “una casa è a me”.

Ciò rispecchia l’insegnamento per cui l’essere umano non è proprietario, ma solo prestatario, e gli ebrei lo ricordavano con il giubileo in cui le proprietà terriere tornavano al proprietario precedente.

Basterebbe pensare qualche volta secondo la sintassi ebraica, quando diciamo “mia moglie”, “la mia compagna” o “i miei figli”, per rammentare che  essi vivono di vita propria prima di essere in relazione con noi.

“(Questa) moglie/compagna o (questi) figli sono a me” sposta l’enfasi dalla  falsa proprietà al dono ricevuto.

COSE “DA DONNE” E COSE “DA UOMINI”

13 Giu

Sono sorprendenti la spontaneità e facilità tipiche delle donne nel parlare con naturalezza tra loro di malattie, esperienze e rimedi, scambiandosi consigli terapeutici, spesso sbagliati dovuti al passaparola. Più che argomenti sul quale confrontarsi momenti di solidarietà

Gli uomini non lo fanno, forse per pudore ma molto spesso per trascuratezza verso sé stessi, salvo poi esprimere il ridicolo “sto morendo!” quando il termometro arriva a 36,9°. Al più tra loro parlano di sport, finanza e tecnologia, non tutti e non sempre, ma spesso con incompetenza nelle varie materie.

GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.

IL MASCHIO SI GIRA

15 Apr

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Oltre a qualche uomo che dimenticando il buon gusto cammina in città in pantaloncini, le signore cominciano a indossare le gonne segno evidente della primavera.

La minigonna ha da poco compiuto cinquant’anni. Dopo le prime normali perplessità è entrata nella nostra cultura e sta al buon gusto della ragazza o giovane donna indossarla appropriatamente, così come sta agli uomini non farci caso e guardare la persona, collega o passante casuale, senza desiderio.

Molti “maschi” italiani purtroppo sono ancora rappresentati dalla famosa fotografia di Mario De Biasi “Milano si gira” che ritrae la giovane Moira Orfei in piazza Duomo e tutti, fateci caso, proprio tutti gli uomini che si girano a guardarla.

Il brutto spettacolo sono loro.