Tag Archives: feste

SCELTE DI FEDE E (NUOVE) TECNOLOGIE

18 Mag

Tempo fa in campo ebraico ci fu un dibattito se fosse o meno lecito installare la Torah sullo smartphone, perché alcuni sostenevano che sarebbe avvenuto a discapito del rispetto del testo.

Dovremmo però tener sempre presente che ciò che è sacro è il testo e non questa o quella traduzione, e ancor meno il supporto, sia cartaceo sia elettronico.

Della Bibbia in italiano esistono diverse app, in differenti traduzioni, scaricabili scaricabili quasi tutte gratis. Un ottimo strumento per avere la Parola di Dio sempre a portata di mano.

Il monachesimo “cristiano” è sorto nel IV secolo. Cristiano tra virgolette perché il Vangelo ci chiama a rimanere nel mondo e testimoniare in esso la nostra fede con la nostra vita.

La clausura è una forma estrema di monachesimo che comanda la separazione fisica dal resto del mondo. Ancora una volta con regole più restrittive per le donne. Rammento, durante una visita al monastero maschile di Monte Rua, in Veneto, la panca esterna dove erano sedute le donne ma una di loro, discutendo con uno dei monaci, senza propriamente entrare mise comunque un piede dentro, per dimostrare che se potevano discorrere sull’uscio sarebbe potuta anche entrare.

Le suore clarisse di Oristano sono sbarcate sui Social Media. Questa è la notizia riportata da La Stampa, con il rimando all’esperienza di un breve viaggio di una suora che trae le sue conclusioni “Che pena il mondo là fuori”.

Oltre al fatto che si potrebbe discutere se, in assoluto, il mondo qui fuori faccia veramente pena, come può sembrare ad una suora che non lo vede da 67 anni. Quando torniamo in un luogo che abbiamo lasciato anni fa giocoforza troviamo dei cambiamenti. Sessantasette anni fa c’erano meno urbanizzazione e meno automobili, i centri commerciali dovevamo ancora importarli, la microcriminalità era un fenomeno marginale e tutto il resto.

Il punto però è stabilire se veramente le clarisse che sono sbarcate su WhatsApp possano essere ancora considerate di clausura, cioè se basti la sola assenza del contatto fisico a determinare il loro stato.

Annunci

“VOI DIRETE LORO…”

24 Dic

Dicevamo… ognuno dovrebbe sapere che Gesù era un ebreo e come tale ha vissuto, ridando però alla Torah quel senso che gli scribi e i farisei e di conseguenza tutto il popolo avevano smarrito, e che il cristianesimo è iniziato con la sua morte.

Il natale ormai ha due significati, quello commerciale dal quale siamo bombardati dalla pubblicità e musica nelle strade e quello religioso, il Natale, osservato da molti credenti (che poi gli ortodossi e i cattolici di rito ambrosiano lo celebrino in altre date è irrilevante).

Molti, soprattutto quest’anno che la vigilia è di sabato, si riuniranno alle loro famiglie per festeggiare il natale o il Natale, come dicevo, comunque una rimpatriata e un’occasione per condividere dei giorni con i propri affetti.

Da qui il detto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. In realtà dovremmo celebrare con i nostri affetti soprattutto la Pasqua, perché senza resurrezione la nascita di Gesù non avrebbe avuto senso.

Un insegnamento che possiamo ricevere dagli ebrei è il loro modo di celebrare la Pasqua (la Pasqua ebraica ricorda l’esodo e la conquista libertà del popolo da parte del popolo ebraico, quella cristiana la risurrezione e la vittoria di Cristo sul peccato) e il dovere di spiegarlo ai piccoli, per non fare che in loro rimanga solo l’aspetto commerciale e l’apertura dei regali.

In Esodo, al capitolo 12, troviamo descritta nei dettagli l’istituzione della Pasqua con la raccomandazione

“Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo memoriale? Voi direte loro: E` il sacrificio della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case”.

 

CULTURE DIVERSE :-)

22 Dic

Si parla spesso di culture, integrazione e accettazione dell’altro.

Succede anche durante le feste, con il loro “simbolo laico” piú famoso, il panettone.

In famiglia c’è chi come me lo vuole classico, chi senza i canditi, chi senza le uvette, chi con le gocce di cioccolato, insomma la versione natalizia di “questa casa non è un ristorante!”

Poi succede che la squadra sportiva del nipote gli regala un panettone classico e il gioco è fatto, toccherà a me sacrificarmi, perché non il cibo si butta!

ABBRACCI E BACI

21 Dic

In questi giorni di prefestività ci si trova spesso a scambiarsi gli auguri, con amici, conoscenti o con coloro che ricoprono cariche istituzionali.

Come sapete io ho la barba (ne ho fatto il mio personal branding) e nei saluti le persone con la barba debbono stare attente.

Quando faccio gli auguri aspetto che sia l’altra persona a darmi un bacio perché potrebbe non gradire il contatto pungente di una barba.

Mi son trovato a ricevere un bacio da signore dalle quali non me l’aspettavo, ma la sorpresa più grande fu quando lo ricevetti  da una suora che andai a salutare portandole un piccolo regalo in occasione del suo compleanno.

Meraviglia delle cose che non ti aspetti!

NATALE 2016

17 Dic

Ha senso per il cristiano di oggi ricordare il Natale, soprattutto sapendo che il 25 dicembre non c’entra nulla, perché i Romani erano sufficientemente avveduti da non indire un censimento in inverno, ma è la sostituzione della festa del dio Sole, qualche giorno dopo l’equinozio d’inverno, e più in generale, ha senso condividere le altrui feste religiose?

Sì e no, a seconda delle circostanze, di proposito ho scritto ricordare e non celebrare.
Può aver senso farlo per spiegare ai bambini piccoli cos’è, visto che con tutta probabilità ne avranno già parlato a scuola e forse imparato qualche canzoncina, un po’ come gli ebrei spiegavano e spiegano ai bambini cosa significa per loro il rito della Pasqua (Esodo 12:26-27) . Ai più piccoli è bene lasciare le loro innocenti illusioni, Babbo Natale, Befana eccetera (e ai genitori l’illusione che i bambini ci credano 🙂 ) che se ne andranno di qua a qualche anno, con i più grandi in famiglia si può cominciare a spiegare che non ha nessuna importanza sapere il giorno esatto, magari evidenziando il controsenso del censimento d’inverno, perché d’inverno anche in Palestina fa freddo, ma la cosa importante è che Gesù sia venuto al mondo e perché è venuto, magari leggendo assieme le narrazioni che ne fanno Luca e Matteo, suscitando le loro domande.

Possiamo cogliere l’occasione per parlarne, a seconda delle convenienze sociali, con i nostri amici e colleghi, ovviamente nel rispetto delle altrui opinioni, e far notare che il 25 dicembre non è una data fissa perché i milanesi, che seguono il rito ambrosiano, e i cristiani ortodossi lo celebrano in altra data, e pure a loro far notare che la data non è importante.

Il natale ormai è una festa essenzialmente consumistica, ed è anche su questo aspetto che possiamo e dobbiamo dire la nostra, con convinzione ed evitando la retorica.
Riscontro una ipocrisia o almeno incoerenza in quei cristiani che dicono di non credere al Natale, non lo celebrano, però il 25 dicembre telefonano per fare gli auguri. Io preferisco un neutro “buone feste”, che copre il periodo dal 25 dicembre a capodanno, sia perché non credo al natale in quanto festività sia perché non so se ci crede chi riceve il mio augurio.

Certo, non parteciperò alle processioni e agli eventi squisitamente religiosi presenti specialmente nei paesi  e nelle piccole città,  ma parteciperò alla cerimonia di matrimonio di amici cattolici o ebrei, pur dissociandomi nelle parti essenziali dei loro riti. Anche questo è rispetto per le convinzioni (o presunte tali) altrui.

Non possiamo estraniarci dalla realtà, senza passare per asociali, anche perché da fine novembre al 6 gennaio siamo, soprattutto nelle città e dai media, avvolti in una full immersion di stucchevole pubblicità e di insistenti inviti dalle Onlus a essere più buoni. Io cestino senza aprirle tutte le email di richiesta fondi che ricevo sotto natale nella convinzione che o si è buoni tutto l’anno o è un buonismo di facciata.

Nello stesso tempo in nel quale la Chiesa cattolica celebra il Natale gli ebrei dal 18 al 25 dicembre, festeggiano hanno la “festa delle luci” (hanukkah), o festa della dedicazione, in ricordo della ridedicazione del Tempio, ricordata in Giovanni 10:22, questa sì avvenuta d’inverno (il 25 dicembre). Non la si trova nelle bibbie evangeliche ma in fonti ebraiche extra bibliche tra  le quali 1° Maccabei 4:36-61 (per inciso il Concilio di Trento, quello della controriforma ha inserito 1° e 2° Maccabei tra i libri dueterocanonici, quei sette testi scritti in lingua greca che non appartengono al canone ebraico ma si trovano, assieme ad altri sette, in alcuni manoscritti della LXX, che noi chiamiamo apocrifi, e agli ebrei è vietato leggerli).

Quanto ai simboli, il presepe, con tutto rispetto per Francesco d’Assisi che fu il primo a proporlo lo escludo, per insegnare anche ai bambini che la fede non ha bisogno di rappresentazioni.

L’albero di natale è un simbolo di origine pagana, che niente ha a che fare con la festività, e può essere usato per ornare la casa come elemento estraneo alla natività ma legato al periodo festivo (in un ospedale nel periodo pasquale ho visto un bell’albero di Pasqua, composto da una pianticella con delle uova appese ai rami).

Ben fanno questa volta gli americani e i canadesi che hanno spostato il valore religioso della festa al Ringraziamento (Thanksgiving, in inglese, festa in cui la famiglia si riunisce, e al natale riconoscono solo l’aspetto commerciale). Non dimentichiamo che il Babbo Natale vestito di rosso che conosciamo oggi è un prodotto della Coca Cola.

Altro discorso è quello dei regali, a proposito dei quali ho già scritto.

AUGURI

31 Dic

 

2016…e se invece di farci gli auguri per un buon 2016 ciascun*, come può, si desse da fare affinché lo diventi?

Magari ci riusciamo!

BUON NATALE

25 Dic

Buon Natale a chi passa di qua.

Buon Natale a chi, in buona o mala fede, ha alimentato le solite polemiche, Natale sì, Natale no, presepe sì, presepe no, strumentalizzando il Natale per scopi che con esso nulla hanno a che fare.

Buon Natale a chi è convinto di essere l’unico depositario della Verità, dimenticando che lo Spirito invece soffia dove vuole.

Buon Natale a chi si riconosce nello spirito del giubileo. Non quello istituito da Bonifacio VIII ma quello biblico, lo scopo del quale era insegnare che tutto, ma proprio tutto, ci è dato in prestito.

Buon Natale a chi riesce a stupirsi e farsi domande solo all’apparenza inutili. Salomone, al quale fu ordinato di costruire il Tempio di Gerusalemme, si chiese come fosse possibile che Dio sia confinato in “quattro mura”. A differenza di altri non fu punito per il suo dubbio, perché seppe guardare oltre le apparenze.

Buone feste ai nostri vicini, siano essi ebrei o musulmani, che hanno le loro rispettive feste in questo periodo e, ovviamente, anche agli altri.

Buone feste a chi non crede, perché la fede è un dono e come tale può non essere accettato, non si può aver fede per decreto. Credere – aver fede – è uno di quei verbi come amare e sentire, che non sono retti dal verbo dovere.

Buon Natale, o buone feste, a coloro che presiedono i servizi essenziali e alle persone che lavorano anche oggi per l’avidità dei loro datori di lavoro.

Buon Natale, o buone feste, a chi non si è trovato in questa lista di persone che per sua natura è aperta.