“E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE”

24 Giu

Tradizionalmente il 24 giugno è la festa del Patrono di Firenze. Per me assume un significato particolare perché quand’ero più giovane, arrivato nella città medicea il 1° del mese per lavorarvi, dopo soli ventitré giorni portai la mia fidanzata a Venezia dove al bar ordinai due “‘affè”. Il fiorentino, con il suo impersonale (si va, si viene), la sua c dura aspirata e le sue parole di un italiano ormai dimenticato, ti affascina e si impossessa di te in soli venti giorni.

Il 24 giugno di quest’anno, che segue di poco il solstizio d’estate, è anche la notte di luna nuova, cioè del cielo in cui la luna non si vede.

Uno dei privilegi di abitare in un trullo, lontano da ogni fonte di inquinamento luminoso, è poter spengere le luci e osservare il cielo stellato.

In una notte di cielo sereno come la prossima, si vedono tutte ma proprio tutte le stelle sopra l’Italia, e sono molte ma molte di più di quelle che appaiono con una sola luce accesa.

Al credente, più che il celeberrimo verso di Dante all’uscita dell’Inferno della Divina Commedia, torna in mente la promessa dell’Eterno a Abramo riguardo la sua posterità

“Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia”. (Genesi 11:5-6).

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