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TRADIZIONE E RINNOVAMENTO

7 Giu

Sogliamo leggere i classici italiani, fin dalla Divina Commedia, in lingua originale con apparato critico se antichi. Nessuno, se non per gioco o per spiegarlo agli studenti, oserebbe riproporre A Silvia o I sepolcri in lingua corrente, anche se c’è chi ha tradotto Pinocchio in dialetto ma questa è un’altra storia.

Viceversa se non abbiamo accesso ai testi originali perché non ne conosciamo la lingua, e comunque conoscere e praticare una lingua spesso non ci offre quella familiarità necessaria per distinguere le espressioni e i vocaboli desueti, leggiamo volentieri le traduzioni più aggiornate delle opere straniere, scevre dagli eventuali errori del passato perché tradurre è sempre interpretare, dover scegliere tra un vocabolo e l’altro.

Morale, mentre la nostra cultura si basa spesso sulla forza della tradizione che volentieri accettiamo anche dovendo esercitare un minimo sforzo mentale, siamo pronti ad apprezzare il nuovo in ciò di cui non abbiamo una padronanza sufficiente.

Questo discorso può essere trasferito alla scuola, che non necessita di riforme su riforme o peggio di istituti o classi sperimentali che tali rimangono per lungo tempo, ma di un rinnovamento costante e di quella agilità che la renda viva e non depositaria di una verità assoluta da trasmettere, perché le cose cambiano, come cambiano gli studenti.

L’esempio banale e pratico oltre alla didattica è costituito dai banchi della scuola primaria, sui quali le bambine e i bambini siedono dalla prima alla quinta senza che nessuno tenga conto della loro crescita fisica.

Non c’è dicotomia ma complementarietà tra le materie umanistiche (il vecchio?), che formano il cittadino, e le materie scientifiche (il nuovo?), che allargano i suoi orizzonti. Così come coesistono, al di là delle preferenze personali, i libri di testo e il tablet, usati nella didattica con due scopi diversi ma complementari.

Propongo sempre l’esempio della radice quadrata che, al di là degli esercizi di geometria, nella vita serve a ben poche persone e se proprio dovesse servire si estrae pigiando un tasto sulla calcolatrice.

Il tempo degli “Amish”, bontà loro, è finito (se non sapete chi sono cercate su treccani.it non su Wikipedia!).

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