(RI)LEGGERE

31 Dic

Cominciamo il 2017 con la lettura dei vangeli. Solo i vangeli, fino al l’ascensione di Gesù nel capitolo 1 degli Atti degli Apostoli.

Non per sminuire il resto del Nuovo Testamento (Atti degli apostoli, lettere e Apocalisse), ma per riflettere su quello che è stato l’insegnamento di Gesù, sia pure mediato dalle scelte redazionali dai quattro evangelisti, prima dell’inizio della chiesa (e dei suoi primi problemi), e senza l’apporto culturale dell’apostolo Paolo che ha condizionato molto il cristianesimo al di fuori della Palestina.

Marco, il primo in ordine di tempo, ridotto all’essenziale, scrive per i non ebrei e tralascia tutti i riferimenti alla nascita perché vede in Gesù il servo dell’uomo profetizzato da Isaia nel capitolo 53. Pochi richiami all’Antico Testamento che i non ebrei non conoscevano.

Matteo, con i suoi frequenti richiami all’Antico Testamento, che non sono una ricerca di sicurezza ma la conferma del verificarsi delle profezie, si rivolge agli ebrei.

Luca, discepolo della seconda generazione, cioè non testimone diretto di Gesù, scrive quando cominciavano già a diffondersi racconti fantastici ma lontani dalla realtà. Dice di essersi a informato prima di scrivere un racconto ordinato a un Teofilo, che chiama eccellentissimo e che potrebbe essere chiunque sia “amico di Dio”, dal significato del nome in greco.

Giovanni, scrive per ultimo, nel 90 – 100 d. C., tralascia molte cose già scritte dagli altri, la stessa ultima cena e, ricalcando il prologo della Genesi “In principio Dio creò…”, ci fa vedere Gesù in un modo più spirituale.

Questi sono i vangeli tramandati dalla prima chiesa. Scritti in greco koinè, che più del latino era la lingua franca dell’Impero Romano, come l’inglese nel mondo del ventunesimo secolo.

Per il nuovo testamento non esiste un canone fissato da un’autorità come è stato per l’Antico Testamento a Jalma, in Palestina. Esistono, come ci informa Luca nel suo prologo, altri scritti del primo secolo riguardo la vita di Gesù, alcuni dei quali totalmente fantasiosi, un po’ come certa carta patinata di oggi.

Iniziare l’anno rileggendo, o per qualcuno leggendo per la prima volta i vangeli che conosce per averne sentito parlare o perché fanno parte della nostra cultura anche laica, pensiamo per esempio alla sfida di Gesù “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” o al “Date a Cesare quel che è di Cesare”, citato spesso dimenticando il “Date a Dio quel che è di Dio”.

Una (ri)lettura che da una parte deve tener conto del fatto che i testi sono stati scritti nel linguaggio del tempo, diverso dal nostro, dall’altra deve essere fatta senza le nostre prevenzioni culturali, sapendo leggere i testi per portarli nella nostra realtà, riflettendo su quelli che sono gli insegnamenti di Gesù, che dice di non essere venuto per abolire la Legge di Mosè, ma per completarla ridonandole quell’aspetto spirituale secondo il quale l’uomo non è fatto per il sabato ma il sabato per l’uomo.

Leggerli per conto proprio, senza alcuna mediazione, perché sono testi alla portata di tutti, e per non ricadere nell’errore degli ebrei che avevano affidato l’interpretazione agli scribi e ai farisei. 

Rileggerli per scoprire, un’altra volta, cose nuove o forse solo dimenticate.

Buon anno!

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