BUON ANNO!

12 Set

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

(Jaques Prevért, I ragazzi che si amano)

Auguri, pur tra le macerie di una scuola tutt’altro che buona, a quanti cominciano oggi l’anno scolastico, e a quanti lo inizieranno tra qualche giorno.

Perché una poesia di Jaques Prevért? Perché dall’amichett* della scuola dell’infanzia, al/la compagn* preferit* della scuola primaria ma anche al rifiuto dell’altro genere che “non capisce niente”, fino alle ore trascorse in bagno a lavarsi e farsi belli dai maschi che statisticamente ci arrivano più tardi, i grandi amori nascono a scuola, salvo poi morire e, eventualmente, risorgere in maniera più responsabile.

Dopo la polemica in una scuola media in Lombardia che pretende che i ragazzini siano accolti dai genitori all’uscita, salvo poi chiamarli bamboccioni qualche anno dopo, togliendo loro il gusto di arrivare un po’ tardi a casa perché hanno accompagnato qualcun*, è dietro l’angolo la polemica sul dress code, sulle gonne troppo corte delle ragazze e sui pantaloni troppo casual dei ragazzi.

Ragazze e ragazzi, godetevi queste ultime giornale di caldo vestendovi come volete, ma con gusto e rispetto per il prossimo e per il luogo che frequentate, che per voi è il luogo di lavoro.

Non servono polemiche, spesso fine a se stesse o alimentate da sentimenti preconcetti “noi contro loro”, né si risolvono i problemi con il famoso “qualche centimetro in più” di una gonna, di quelle poche ragazze che non vestono pantaloni.

Serve, piuttosto, una seria educazione di genere, che insegni il rispetto prima di tutto verso sé stessi e di riflesso verso il prossimo, verso l’altro genere del quale gli adolescenti, anche oggi, sanno in realtà ben poco, in un periodo della vita in cui gli ormoni sono mine vaganti.

Serve anche una seria educazione civica, che insegni alle e ai ragazzi ad essere le cittadine e i cittadini non “di domani” ma già di oggi, perché il primo diritto di autonomia si acquisisce a dodici anni entrando in un ascensore non accompagnati. A conoscere i fondamenti della Costituzione, fatta di diritti ma anche di doveri, e viceversa, di doveri ma anche di diritti.

Come ho scritto ieri, serve anche a sapere che l’ordine dei colori della nostra bandiera è, da sinistra a destra, verde, bianco e rosso. Le uniche bandiere sicuramente sempre pulite sono quelle delle stazioni dei carabinieri, e mi rattrista vedere molte scuole con “degli straccetti” verde, grigio, rosso, appesi con sciatteria al pennone.

Certo, non è questo il primo primo problema della scuola, ma proprio perché lavare una bandiera e esporla in ordine costa molto poco, se pretendiamo rispetto delle istituzioni dai ragazzi, dobbiamo dimostarlo loro anche in questi particolari.

Per il resto lasciamo che le ragazze e i ragazzi vivano la loro età, come scriveva Jaques Prevért, perché altrimenti è inutile raccontare loro la repressione subita da Giacomo Leopardi  e storie del genere.

Buon anno, ragazze e ragazzi, insegnanti e personale ausiliario comunque importante, con un pensiero particolare a quante e quanti inizieranno la scuola nelle zone del terremoto del centro Italia.

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