CI SON DUE COCCODRILLI E UN ORANGO-TANGO… E POI CI SONO I BAMBINI

27 Ago

Sappiamo che l’uomo ha in sé quel soffio vitale di Genesi 2:7 che lo differenzia dal resto del regno animale con il quale ha molte cose in comune o, se vogliamo parlare più laicamente, ha la capacità di pensiero e di arbitrio che lo distingue e che si esprime dalla decisione di alzarsi o meno la mattina (che poi lo debba fare per impegni scolastici o per un contratto di lavoro è un altro discorso e può sempre marinare la scuola o prendere un giorno di ferie), alla pianificazione familiare e tutto il resto.

Tra le altre notizie riguardanti il terremoto in centro Italia c’è quella, rimbalzata qua è la, che mette in risalto l’abilità dei cani nel lavoro di ricerca dei superstiti e delle vittime.

Nessuno nega più che nella scala delle diverse specie animali esiste un quoziente più o meno elevato di elaborazione dell’informazione. Questi cani, come quelli antidroga della Guardia di Finanza, i simpatici San Bernardo del Soccorso Alpino fino a quelli in aiuto alle persone cieche, sono addestrati per un compito specifico, e gli uni non sanno fare il lavoro degli altri.

Sappiamo che la nostra società attuale ha dato grande spazio agli animali da compagnia, cani, gatti, furetti e quant’altro, con un giro d’affari sempre più in crescita.

Abbiamo, o dovremmo avere, preso coscienza che gli animali hanno dei diritti, come quello che esclude la loro tortura o l’abbandono stradale, fenomeno che si ripresenta ogni estate. Sono molte ormai le strutture ricettive, alberghi e B&B che accettano gli animali da compagnia nelle loro strutture, in particolare a seguito delle sollecitazioni della ex ministra Michela Vittoria Brambilla, del governo Berlusconi.

Si fa strada in questo periodo il fenomeno opposto. Quello di alberghi, per ora riservati alla clientela cosiddetta VIP, che non accettano bambini, in quanto “potenziali portatori sani di disturbo acustico”. L’espressione ironica è ovviamente mia, ma ritengo che debba farci pensare.

Fino a tempi non troppo lontani la nobiltà e quella che definiamo l’alta borghesia affidavano i figli fino ad una certa età ad una governante che dava loro l’educazione adatta al loro rango sociale e i rapporti tra genitori e figli erano rari, tant’è che si spesso si instaurava quella complicità tra governante e bambini ben rappresentata dalla figura di Mary Poppins. La governante seguiva la famiglia anche in villeggiatura, quella che noi dei piani più bassi chiamiamo vacanza o, peggio, ferie e i genitori avevano tutto il tempo di passare il tempo da soli o tessere le relazioni sociali che ritenevano opportune.

Come per altri fenomeni più o meno condivisibili c’è il pericolo che questo staccarsi dai figli diventi, come purtroppo succede spesso in Italia, una moda che si allarga anche a strutture ricettive più alla portata di tutti e diventi un’”elegante” scusa per qualche coppia che voglia anche d’estate “scaricare” i figli ai nonni, con buona pace della tanto invocata unità della famiglia. In questo caso non sarebbero i figli (adolescenti) a voler abbandonare il nido ma viceversa.

Eppure, Gesù di Nazareth, una volta che i discepoli volevano allontanare i bambini in quanto chiassosi rispose fermamente “Lasciate che i piccoli vengano a me, perché di loro è il Regno dei cieli” (Matteo 19:13-15).

Non scrivo questa nota perché, lontano dal rumore urbano, mi sono ritrovato durante tutto luglio con l’assordante rumore di fondo delle cicale. 🙂

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