LAODICEA SONO IO

14 Ago

Della comunità di Laodicèa, cittadina nell’odierna Turchia, non sappiamo nulla salvo un saluto di Paolo e dell’esistenza di una lettera da lui mandata e andata perduta e per questo non inserita nel Nuovo Testamento, “Salutate i fratelli di Laodicea e Ninfa con la comunità che si raduna nella sua casa. E quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi. (Col. 4:15-16)

Giovanni, l’autore dell’Apocalisse (traslitterazione del termine greco che significa rivelazione), il libro profetico del Nuovo Testamento assieme a qualche brano qua e là, come quello famoso di Matteo 24, la pone tra le sette chiese agli angeli delle quali manda un messaggio. L’unica che non riceve alcun segno di lode dal Signore, ma una riprovazione assieme all’invito al ravvedimento.

All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo . Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”. (Apocalisse 3:14-22).

Il comando che leggiamo in Giosuè “Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo” (Giosuè 1:8), è un’iperbole che rende bene l’idea. Non va presa alla lettera, dobbiamo pur dormire, così ci viene domandato di essere seri in tutte le occasioni della nostra vita.

Però ci viene domandato anche di non essere “cristiani della domenica” ma di avere un comportamento coerente con ciò che crediamo. L’affermazione che udiamo spesso “da cristiano farei…” è già una spia rossa che qualcosa non va. Un credente vive in un solo modo, da cristiano.

Il testo di Apocalisse citato è rivolto idealmente a una comunità, ma una comunità è composta da persone, da te e da me, e può essere letto anche in chiave personale.

Ognun* faccia le sue proprie riflessioni e verifichi, per restare nella metafora a qual livello di temperatura, è la sua fede, il suo impegno con il Signore, rammentando che, come facciamo con i nostri figli, i rimproveri sono a fine educativo, e il Signore sta bussando alla nostra porta, se qualcosa non va.

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