DI TEMPLI, CHIESE E SPIRITUALITÀ

18 Lug

La costruzione de Tempio di Salomone fu ordinata dall’Eterno (1 Re 6), perché Israele, quello che nel deserto in fuga dall’Egitto alla prima difficoltà si costruì il vitello d’oro, aveva bisogno di un segno tangibile della presenza del Signore, anche se lo stesso Salomone fu preso da un dubbio (1° Re 8.27).

Poi venne il cristianesimo. A cominciare dal discorso delle montagna Gesù ribadì i valori spirituali della Legge, quelli che scribi e farisei avevano trasformato in sterili precetti legali, spesso legati all’apparenza e non alla sostanza, svuotandoli così del loro significato e del loro valore.

Gesù in quel colloquio con la samaritana che aveva scandalizzato i suoi discepoli non  perché stesse egli parlando con una straniera ma con una donna, le disse chiaramente che l’epoca dei templi e dei luoghi sacri sarebbe finita di lì a poco e i veri adoratori adoreranno  Dio  in spirito e verità. Ciò si compì con la sua morte e fu simboleggiato dallo squarciarsi della cortina che nel tempio di Gerusalemme divideva il santo dal santo dei santi, dimora di Dio, dove poteva entrare una volta all’anno solo il sommo sacerdote per il rito dell’espiazione.

In altra occasione l’apostolo Paolo ribadì lo stesso concetto nel suo incontro ad Atene (Atti 17) con gli epicurei e stoici che lo derisero perché  predicava Gesù e la resurrezione, secondo il loro pensiero politeista avevano visto in “Gesù e la resurrezione” (ἀνάστασιν, anastasis, Anastasia in greco, particolare che ovviamente si perde nelle traduzioni), una coppia di dei. Contrariamente a ciò che forse avremmo fatto noi Paolo lodò la loro ricerca di Dio che abituati agli dei dell’Olimpo avevano costruito un altare anche al dio sconosciuto, non si sa mai. Prendendo spunto da questa loro forma di spiritualità, l’apostolo insegnò loro che Dio non abita in templi fatti da opera di mano e poco più tardi si scontrò con i fabbricanti di idoli di Efeso che inscenarono una rivolta perché la sua predicazione metteva in serio pericolo i loro affari, un po’ come succederebbe ai giorni nostri in via della Conciliazione a Roma e intorno a molte basiliche, se qualcuno alzasse un po’ la voce.

Ma si sa, l’appello di Paolo fu inascoltato e i templi, poi trasformati in chiese, sorsero qua e là e la fabbrica e il commercio degli oggetti religiosi è ancora florida.

Uno degli eventi che scandalizzarono Martin Lutero fu la vendita delle indulgenze, cioè il perdono in cambio di denaro, per la costruzione della Basilica di San Pietro.

La cosa è andata avanti nei secoli, con evidente spreco di denari, che ha uno dei più vistosi esempi moderni nel santuario di San Giovanni Rotondo dedicato a Padre Pio o il business di tre miliardi che gira intorno alle madonne più o meno riconosciute dalle autorità della Chiesa cattolica.

Il Piccolo, quotidiano di Trieste, riporta oggi che la spesa per il restauro del tempio Mariano di Monte Grisa, sull’altipiano di Trieste, ammonta a oltre mezzo milione di euro, con i particolari riportati nell’articolo, in un momento in cui la città, pur con i progetti per il Porto Vecchio che però con tutta evidenza sono a lunga scadenza, vede il lavoro abbandonarla giorno per giorno, con sempre più serrande che non si alzano più e sempre più persone in coda ai servizi assistenziali, come al momento della sua progettazione in un’Italia che stava uscendo dalla guerra con le ossa rotte.

L’esternazione del parroco di Monte Grisa, a parte i toni concitati, è un po’ confusa, parla di comunisti, dei poveri che sarebbero tutte ideologie, di ordine e richiesta del vescovo (o si ordina o si chiede), di altare a Gesù ma anche di turismo.

Tornando ai discorsi iniziali, una sala, un luogo di riunione sono sì funzionali ad una chiesa, intesa nel senso etimologico di comunità di credenti, cosi come una sinagoga per gli ebrei, ma un edificio come quello di San Giovanni Rotondo o di Monte Grisa possono non esserlo più in un rapporto costi benefici perché poco frequentati o troppo onerosi. La sacralità è nella counità e non nell’edificio che la ospita.

Si sa, però, che questi sono discorsi da buon padre di famiglia e che la Conferenza Episcopale Italiana si è detta disposta a far chiarezza sulla destinazione dell’8 per mille non per sua volontà ma su preciso appunto della Corte dei conti e che, nell’esercizio finanziario 2011 sono stati stanziati 190 milioni per l’edilizia di culto, voce che non compare mai negli spot televisivi della Cei “Chiedilo a loro”.

Un augurio, infine, ai giovani cattolici che andranno alla GMG di Cracovia. Sarà certo un’esperienza unica per molti, ma che non si lascino ammaliare dalla grandezza dei numeri, come spesso accade, perché a proposito della chiesa Gesù si accontenta dei “due o tre che sono uniti nel suo nome” per essere in mezzo a loro.

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