“CHIAMATEMI VIRGINIA”

27 Giu

Alla fine la diretta interessata, la sindaca di Roma Virginia Raggi, ha riconosciuto il parere dell’Accademia della Crusca e ha adottato il femminile sindaca, seguita in tutto l’articolo dalla redazione romana di Repubblica.it. No, non hanno vinto gli uni e perso gli altri, non c’è stato alcun referendum. 🙂

Farsi chiamare per nome può andar bene per instaurare un rapporto amichevole con i romani, sui Social Media e in altri contesti dove è consuetudine darsi del tu.

L’invito “chiamatemi Virginia” invece, non può essere accolto nelle sedi istituzionali in quanto lei ne ricopre una carica e tanto meno dagli organi di informazione.

Troppe volte abbiamo letto o assisto ai  telegiornali che fanno “entrare” nelle nostre case le persone, i politici ma anche gli indiziati tanto cari ad un certo “filone d’inchiesta” televisivo, citandole per nome, come fossero nostri amici o parenti. Penso a tutte le volte che ho letto o udito chiamare per nome, Debora, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. Certamente non “la Razzi o la Serracchiani”, forma che, salvo che per i personaggi storici (il Carducci), non si usa al maschile. Inoltre, indicare le donne per nome, cosa infrequente per gli uomini, può essere interpretato come una, seppur involontaria, forma di sessismo linguistico.

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