LA SPOSA BAMBINA

19 Mag

Lasposabambina

Il film tratta di un fenomeno sul quale persone come me cercano di essere aggiornate. Vedere però il film tratto dal libro scritto da una donna che ha vissuto l’esperienza in prima persona non può non suscitare emozioni e pensieri.

Storia vera di una bambina di otto anni, come la figlia o la nipote di un/una di noi, strappata alla sua infanzia per essere data in sposa ad un uomo adulto, passata in una notte dalle bambole e dai giochi di cortile alla violenza fisica e psicologica.

La disperazione di una bambina di nove anni che minaccia di buttarsi da un burrone, perché non vuole tornare con quell’uomo che altri ha scelto come suo marito.

Il coraggio e la caparbietà di una bambina di dieci anni che riesce a vincere anche la sua ignoranza e sa che deve andare in tribunale a chiedere giustizia, a chiedere il divorzio. Una parola  che anche molte delle nostre bambine conoscono per la separazione dei loro genitori, ma che non compare nel lessico comune di quell’età, fatta di bambole, giochi, fantasia.

Nel film non è trattata, ma viene in mente, la pratica della infibulazione che oltre ai rischi igienici priva la ragazza e la futura donna dei piaceri sessuali.

Nello Yemen come in altri paesi tra cui l’Arabia Saudita citata nel film ciò che che conta non è il rispetto della donna, considerata proprietà del padre prima e del marito poi, ma quello della famiglia, che non deve essere turbata dai sospetti e dai pettegolezzi del paese.

Una donna venduta per un paio di buoi e qualche pecora.

Il film si conclude con la stigmatizzazione dell’ignoranza e del “si è sempre fatto così” dietro cui volevano trovare giustificazione il padre e il marito della bambina ma anche l’anziano del loro borgo. Ignoranza della stessa legge coranica perché Maometto a cinquantaquattro anni prese in sposa una bambina di nove, Aisha, ma almeno attese fino al suo menarca per accostarsi a lei.

Film che non ha un lieto fine, perché fa pensare che a fronte a una Nojoom che ha ottenuto il divorzio tante e tante bambine sono costrette a subire questi matrimoni precoci.

Uscendo non si può non pensare al nostro recente passato, in cui i matrimoni erano combinati se non proprio in quel modo sempre senza il consenso delle ragazze, che non a caso in Sicilia hanno coniato il detto Nuttata persa e figghia fimmina per dire che una donna era un peso economico in famiglia, che il delitto d’onore era un’attenuante maschile perché era, e per la mentalità di molto lo è ancora, solo la donna a dover dimostrare la sua verginità ante e la sua fedeltà post matrimoniale, e anche a Franca Viola, che cinquanta anni fa, dopo essere stata rapita e violentata, fu la prima donna in Italia a rifiutare il “matrimonio riparatore”, quello che come nello Yemen avrebbe salvato l’onore della famiglia, trovando il coraggio di denunciare lo stupratore.

Un paio di anni fa in un mercato del Mezzogiorno un mercante fece omaggio della merce alla acquirente. Incuriosito gli domandai il perché. Mi rispose, “Per tutti i torti che ne nei secoli l’uomo ha fatto alla donna”. Il valore della merce ovviamente non era punto risarcitorio, ma il gesto è stato di grande valore.

Pensiamoci.

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