IL DRESS CODE È QUESTIONE DI BUON GUSTO

15 Mag

Nel mondo occidentale moderno la donna ha più libertà nell’abbigliamento rispetto all’uomo. Basti pensare alla policromia dei vestiti e al fatto non banale che può scegliere se vestire gonna o pantaloni. Un accessorio prettamente maschile come gli stivali usati per andare a cavallo, è stato fatto proprio dalla donna (a parte quelli indossarti dalle forze dell’ordine in motocicletta).

Nella nostra società l’uomo in gonna è solo lo scozzese in kilt, che suscita curiosità, stupore o ilarità degli altri uomini.

Il manager milanese citato nell’articolo de La Stampa non è l’unico uomo a vestire abiti femminili. Un caso analogo è recentemente avvenuto a Trieste provocando non poco scompiglio, perché un insegnante si è presentato in abiti femminili, consoni alla sua personalità.

L’attrazione verso gli abiti dell’altro genere, in questi due casi femminili da parte di uomini, non è necessariamente segno di disturbi di personalità come qualcuno potrebbe essere portato a pensare ma di una voglia di rompere gli schemi. Forse solo le imposizioni che vedono l’uomo intrappolato quasi sempre in giacca e cravatta.

Pensiamo al manager dell’auto che si presenta sempre e comunque in maglione blu tanto da averne fatto un suo simbolo ma anche a quei conferenzieri, spesso docenti universitari, che parlano vestendo in modo estremamente casual rispetto  gli standard attuali.

La minigonna, ricordiamolo, ha poco più di cinquant’anni e dopo le prime perplessità è stata accettata come un capo d’abbigliamento comune. Certo non adatto a tutti i fisici  e a tutte le età, e sta al buon gusto della singola donna indossarla o meno.

Tutto sommato, i pantaloni nel senso moderno del termine hanno origine tra il XV e il XVI secolo. I Romani, per esempio usavano le tuniche e i loro militari, per praticità, qualcosa che assomiglia ad una gonnella. Nell’epoca vittoriana le donne non potevano neppure pronunciare la parola pantaloni, perché, riferendosi ad un abbigliamento maschile, farlo era considerato disdicevole.

Esiste un dress code più o meno normato ma comunemente accettato, per cui ci si veste a seconda delle occasioni ma come tutte le convenzioni è suscettibile di variazioni che se gestite con gusto non debbono essere scartate a priori. Saranno la società, la moda e il tempo a giudicare.

A margine, bella la chiusa delle ragazze, che appoggio perché troppe donne soffrono o si procurano danni fisici per seguire i canoni estetici della moda che non sempre tiene conto delle esigenze del fisico.

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