PARLARE

2 Mag

Siamo tanto abituati a titoli enfatici come “Settimana decisiva per…” o “ È polemica” che non ci facciamo più caso, così come i vari talk show nei quali i conduttori zittiscono le opinioni contrarie oppure le voci che si sovrappongono l’una all’altra generando un brusio fastidioso e indistinto. Capacità del regista è di spegnere i microfoni di coloro che interrompono sovrapponendo la propria voce. Alla radio è più facile perché spesso basta interrompere al momento giusto e mandare una canzone per chetare gli animi. Durante i dibattiti nei convegni sta all’oratore o al moderatore saper rispondere con cortesia ma anche tagliare con decisione associata alla cortesia gli interventi inopportuni o volutamente provocatori.

Sono cose ovvie e forse per questo poco applicate.

Mi è stato scritto in un’email, “…di questo parleremo la prossima estate”. Proprio per quanto sposto sopra ho molto apprezzato quel parleremo, e non un discuteremo, che sarebbe stato più appropriato, perché ultimamente, contrariamente alla massima che Charles M Schultz mette in bocca al saggio Linus e che ho riportato come icona di questo blog, molti hanno travisato il significato del verbo e discutono per avere ragione, senza porre attenzione a ciò che dice l’altra parte.

Ne parleremo al trullo, con calma, magari all’ombra di un ulivo. In molte parti del meridione si usa anche il verbo ragionare. Si usa dire “abbiamo fatto una ragionata”, per dire che abbiamo parlato assieme per un po’. Spesso alzando la voce, perché molte persone lo fanno inconsciamente, soprattutto nelle “ragionate” in dialetto ma non certo per soverchiare l’altr*, tant’è che una nipote che ora vive a Berlino, non ricordandosene, domandò, “Ma perché gridate”, ottenendo in risposta degli sguardi sorpresi, “Non stiamo gridando, stiamo parlando”.

Ora, al di là di questo aneddoto locale, dovremmo rispolverare i grandi maestri di dialettica (che deriva da dialogo, non da dialetto), come Catone e Quintiliano, che consideriamo alla base della nostra cultura umanistica i quali, molto prima dei moderni speech writer o guru del public speaking, ci insegnano come parlare in pubblico e con il prossimo, senza per questo rinunciare alla sana ironia, quando ci vuole, come fa Catone nella sia celebre invettiva contro Catilina.

Parlare, dialogare, intervenire. Con convinzione, a bassa voce, ascoltando le altre persone.

Se volete fatene delle key word nell’organizzazione dei vostri discorsi. Potranno tornarvi utili

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