DISASTRO STRADALE

21 Mar

Qualcuno rammenterà i trentacinque marinai caduti da un viadotto nei pressi di Nervi il 28 dicembre 1983 e come, tre giorni dopo, il presidente Sandro Pertini nel discorso di fine anno tesseva le lodi di questi uomini, dimenticando che non stavano tornando da una missione o da un’esercitazione ma dall’aver assistito a una partita di calcio. I giornali di allora parlarono di strage dei marinai caduti dal viadotto, proprio come oggi alcun giornali parlano di strage delle studentesse dell’Erasmus, che stavano tornando da una manifestazione.

Il termine strage ha un significato ben preciso, relativo ad un’azione violenta finalizzata ad uccidere con violenza, e in Italia rammenta i tempi delle Brigate Rosse, il cui elenco sappiamo essere ben lungo, o particolari azioni di guerra spesso per rappresaglia, e poco importa il numero dei morti. Una a Brindisi qualche anno fa, 28 a Nāṣiriya, una ventina (stima) a Betlemme alla nascita di Gesù.

Non è pignoleria, si dice che le parole mal usate pesano come pietre. L’informazione passa anche per la proprietà di linguaggio, ben vengano le iperboli e le metafore quando appropriate, ma per non mancare di rispetto alle vittime delle stragi, in caso di incidenti come quello di Nervi o quello di ieri sull’autostrada per Barcellona ma anche come quello che fece morire gli atleti della Gran Torino a Superga, usiamo disastro o se proprio vogliamo tragedia.

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