NIENTE DA FESTEGGIARE

2 Mar

 

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E siamo quasi giunti all’8 marzo. Perché è stato scelto questo giorno per la festa della donna si spera sia noto a tutte e a tutti. Si spera, perché spesso le cose vengono fatte anche per mera consuetudine, quel triste “perché si è sempre fatto così”. Comunque non c’è nulla da festeggiare.

Non servono le “quote rosa” nelle loro varie sfaccettature, una delle quali è quella dei “parcheggi rosa”, riservati alle gestanti e alle mamme con bambini piccoli. A parte il particolare che l’utilizzo improprio non è sanzionato, il parcheggio può essere usato, ma questo non compare, anche dai padri con bambini piccoli. La stessa espressione “quote rosa” è superata perché si rifà allo stereotipo della dicotomia rosa – azzurro che te la raccomando. Molto ma molto meglio “parità di genere”.

L’iniziativa del ministro Dario Franceschini, peraltro di facciata perché quest’anno l’8 marzo è un giorno feriale, di offrire l’ingresso gratuito ai musei di fatto fa delle donne una “specie protetta”, categoria alla quale esse non aspirano proprio ad appartenere.

Per alcune è una serata da trascorrere in pizzeria con le amiche. Ma è proprio vero che nel 2016 un gruppo di amiche abbiano bisogno di una serata speciale per incontrarsi? Per (poche) altre invece, la cosa si sa ma va un po’ sotto traccia, è un’occasione di trasgressione un po’ come gli eccessi a carnevale, e semel in anno, in qualche locale si organizzano spogliarelli maschili. Non è questo il tipo di parità che le donne esigono.

Piuttosto, quello delle pari opportunità è ancora solo un Dipartimento che riferisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri e non un Ministero con portafoglio, quindi, come sappiamo rimane nelle buone intenzioni perché di danaro, per l’assistenza e le case alloggio ce ne vuole tanto ma tanto.

Le donne in quanto donne (da qui il termine femminicidio che qualcuno contesta) continuano a essere uccise quotidianamente non solo dallo “straniero” ma soprattutto da un familiare. L‘informazione giornalistica, sulla quale si forma l’opinione pubblica, non rileva a sufficienza questo dato.

La retribuzione delle donne, in chiaro contrasto con l‘articolo 37 della Costituzione, continua a essere inferiore a quella degli uomini, senza che nessuno faccia rispettare i loro diritti, per non parlare della pari dignità sociale definita dall’articolo 3. Certo, qualcosa è stato fatto, ma dal 1947 ad ora son passati sessantanove anni, senza che si sia arrivati alla piena parità. Nel libro Sta zitta e va in cucina, Filippo Maria Battaglia denuncia il maschilismo dei nostri politici.

Queste tre, assieme alle altre che tutti conosciamo e quando serve mettiamo sotto il tappeto come la polvere quando arriva un ospite all’improvviso, sono violenze quotidiane. Per questo motivo non serve un 8 marzo, ma un 25 novembre tutto l’anno fatto di vigilanza ma anche di educazione di genere quotidiana alle e ai nostri giovani, in casa e nelle istituzioni, affinché le nuove generazioni non abbiano a ripetere gli stessi errori.

Certo, qualche scheggia impazzita ci sarà sempre, ma purtroppo questo è nel computo dei rischi della vita, come il vaso da fiori che cade dal davanzale. Ma di vasi che cadono ce ne son pochi.

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