È POSSIBILE VIVERE ASSIEME? (a scelta con o senza interrogativo)

13 Feb

Chiunque con obiettività e senza preconcetti legga il Nuovo Testamento non può non concordare sul fatto che la chiesa cristiana non è un monolite, un’entità unica e indivisibile, ma una realtà in continua trasformazione nella quale ogni singola comunità vive di vita propria.

L’incontro di Gerusalemme riportato nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli affronta i problemi delle differenze  tra le comunità di origine e cultura ebraica, con tutto il bagaglio dei loro insegnamenti in positivo ma anche in negativo, e quelle di origine e cultura greca, che nel cristianesimo vedevano qualcosa di completamente nuovo, a cominciare dal monoteismo. Una cosa che non traspare dalle traduzioni di Atti 17:18 è che gli ateniesi, abituati al politeismo, pensavano che Paolo predicasse divinità straniere (al plurale), perché “Gesù e la resurrezione (Anàstasis in greco)” poteva essere inteso anche come un dio e una dea, Gesù e Anastasia. Dei tre divieti stabiliti nell’incontro di Gerusalemme l’unico rimasto è quello relativo alla prostituzione.

Per il resto ogni comunità viveva il cristianesimo secondo le proprie tradizioni e il proprio stile di vita, come accade oggi in contesti culturali molto differenti, senza necessariamente pensare “a quelli in Africa”. Per questa ragione gli scritti degli apostoli non possono essere applicati alla lettera ma considerati linee guida (ha senso nel 2016 parlare di silenzio e velo delle donne nelle riunioni, come l’apostolo Paolo ha imposto ai Corinzi?).

Le chiese nazionali, le rigidità e le divisioni, cominciarono a formarsi dal IV secolo, svilendo la natura stessa delle comunità (chiesa infatti è la traslitterazione del termine greco ekklesìa che vuol dire comunità) ponendo l’enfasi su di essa anziché sui credenti, che nella loro unione la formano.

Il cristianesimo, a differenza dell’ebraismo non è un patto tra l’Eterno e uno o più popoli, ma tra l’Eterno e ogni singola persona.

La preghiera di Gesù “Padre santo conservali nel tuo nome che mi hai dato affinché siano uno come noi” (Giovanni 17:11) non si riferisce quindi all’unità della chiesa, che era una realtà a divenire ma a quella dei credenti.

Voler dare un significato diverso è forzare il testo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: