Archivio | dicembre, 2015

LISTA APERTA

26 Dic

Ieri ho concluso gli auguri di buon Natale scrivendo che è una lista aperta, ma forse non tutti sanno cos’è”.

“Lista aperta” è un genere letterario usato molto prima dei commenti sugli odierni Sociak Network i cui gli autori si aspettavano che altri aggiungessero il loro pensiero ai loro scritti.

La più famosa di esse è il Cantico di frate Sole (comunemente noto come Cantico delle creature), che rimase tale, senza aggiunte, forse per rispetto all’autore.

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BUON NATALE

25 Dic

Buon Natale a chi passa di qua.

Buon Natale a chi, in buona o mala fede, ha alimentato le solite polemiche, Natale sì, Natale no, presepe sì, presepe no, strumentalizzando il Natale per scopi che con esso nulla hanno a che fare.

Buon Natale a chi è convinto di essere l’unico depositario della Verità, dimenticando che lo Spirito invece soffia dove vuole.

Buon Natale a chi si riconosce nello spirito del giubileo. Non quello istituito da Bonifacio VIII ma quello biblico, lo scopo del quale era insegnare che tutto, ma proprio tutto, ci è dato in prestito.

Buon Natale a chi riesce a stupirsi e farsi domande solo all’apparenza inutili. Salomone, al quale fu ordinato di costruire il Tempio di Gerusalemme, si chiese come fosse possibile che Dio sia confinato in “quattro mura”. A differenza di altri non fu punito per il suo dubbio, perché seppe guardare oltre le apparenze.

Buone feste ai nostri vicini, siano essi ebrei o musulmani, che hanno le loro rispettive feste in questo periodo e, ovviamente, anche agli altri.

Buone feste a chi non crede, perché la fede è un dono e come tale può non essere accettato, non si può aver fede per decreto. Credere – aver fede – è uno di quei verbi come amare e sentire, che non sono retti dal verbo dovere.

Buon Natale, o buone feste, a coloro che presiedono i servizi essenziali e alle persone che lavorano anche oggi per l’avidità dei loro datori di lavoro.

Buon Natale, o buone feste, a chi non si è trovato in questa lista di persone che per sua natura è aperta.

LETTURE – 2

24 Dic

ATTUALITÀ

Nell’Iliade Omero non ci racconta la guerra di Troia, ma solo i suoi ultimi cinquantanove giorni, trascorsi tra banchetti e assemblee (riunioni di lavoro, diremmo oggi…), spesso fine a se stessi pur di non continuare a combattere in quell’estenuante assedio in corso ormai da dieci anni finito con la preparazione del famoso cavallo.
Dietro le quinte, ma non troppo nascoste, troviamo le donne, madri e spose degli eroi troiani, che questa guerra, dichiarata come spesso accade ancor oggi non a causa di una donna ma dei soprusi del signorotto di turno su di lei, detestavano.

Ci narra ancora Omero che Ulisse, in seguito all’incauta curiosità dei suoi compagni, si trovò costretto a navigare per dieci anni vagando per mezzo Mediterraneo per tornare alla sua Itaca, relativamente vicina.
In lui non c’era alcun “piacere della scoperta”, come dice qualcuno in televisione, ma soltanto il desiderio di tornare a casa dalla sua amata Penelope, che rivide dopo vent’anni con qualche ruga e qualche capello bianco in più e con le dita stanche dal suo lavoro al telaio.

Il vero libro dei migranti è l’Eneide, di Virgilio. In esso, e non nell’Iliade, leggiamo i particolari dell’inganno del cavallo di Troia, dell’inascoltato consiglio di Lacoonte

Lacoonte

“Timèo danaòs sed dona ferèntes” (Non mi fido dei Greci anche se portano doni) che nella forma abbreviata “Timeo danaos” è diventato sinonimo di diffidenza.
In essa troviamo Enea che fugge dalla città, ormai diventata un rogo, con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio accanto.

Enea
Quell’Enea sbarcato sulle italiche coste e che la leggenda vuole, attraverso Lavinia e giù giù fino a Romolo e Remo, nostro progenitore.

L’Eneide è un classico, per di più scritto su commissione per celebrare la gloria di Ottaviano Augusto, e forse, come tale va letto. Però, (ri)leggendolo – perché i classici letti da alcuni senza voglia e per imposizione a scuola, spesso si rileggono da adulti per comprenderli – come non identificare in Anchise, Enea e il piccolo Ascanio quante e quanti, vecchi, adulti e bambini sono in fuga oggi verso le nostre coste dalla Siria e dagli altri paesi in guerra che ben conosciamo?

PRONTI PER L'(E)VENTO?

23 Dic

https:parliamoneassieme.wordpress.com/2015/12/10/1a-corsa-della-bora/

LETTURE – 1

23 Dic

Nei vari siti, blog e giornali compaiono puntuali, a luglio e a dicembre, consigli di letture, in spiaggia e sotto l’albero.

A dicembre è più probabile che l’intenzione sia finalizzata ai regali di natale, anche se per logica bisognerebbe conoscere l’oggetto e i gusti del/la destinatari* del regalo.

Il libro che non viene quasi mai proposto è la Bibbia, che invece, a partire dalle profezie dell’Antico Testamento fino a tre dei quattro vangeli, documenta proprio la nascita di Gesù, che il Natale celebra.

E se la sindrome fosse naturale?

22 Dic

Sorgente: E se la sindrome fosse naturale?

TEMPO DI VERIFICHE

22 Dic

Come ha  detto qualcuno tra le cose inutili aboliamo i buoni propositi per l’anno che verrà. È un’idea scaramantica quasi come credere all’oroscopo, perché i cambiamenti si fanno nel momento in cui se ne sente la necessità.

Tra le buone pratiche messe in essere da molte aziende va ricordata l’abolizione della distribuzione delle agende, perché più di qualcuno se ne trovava una pila senza ben sapere cosa farsene di quelle dalla seconda in poi e, come tutte le cose che non brillano di spontaneità, era diventato un obbligo di fine anno (sopravvivono i piccoli negozi che regalano i calendari da cucina). Molte aziende, ma anche molte persone fisiche, nei loro auguri telematici chiedono di devolvere il controvalore del dono a questa o a quella onlus.

Però, come saggiamente ci ammonisce Charles M. Schultz attraverso il simpatico Snoopy

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la  fine dell’anno è anche un’occasione per sfoltire la nostra rubrica dalle persone “dormienti” (non solo i follower sui Social Network).

Quelle persone che non vedevi da vent’anni e ti hanno chiesto un tuo recapito durante un funerale quattro anni fa – è successo a me – e poi non si sono mai fatte vive oppure quelle che quando le incontri casualmente per strada ti dicono che “una di queste sere usciamo per una pizza assieme” e poi non ti hanno mai chiamato.

Sono convinto del principio di reciprocità, cioè che la “distanza” tra il mio telefono e il tuo è uguale a quella dal tuo dal mio, ma sono loro ad aver trovato interesse, un po’ come coloro che, incontrandoti o ricevendo una tua telefonata escono con un “ti stavo pensando” o peggio “stavo per chiamarti”… allora perché non lo hai fatto?

L’amicizia, nel senso del greco φιλία, è una cosa seria, non una pacca sulle spalle o un “viva là e po’ bon” come si dice dalle mie parti, che dura nel tempo, la sua principale caratteristica è la disponibilità. Ci sono amici che si incontrano a distanza di tempo ed è come ci si fosse lasciati ieri, ma non certo con un augurio formale di buone feste.