IDEE E LIBERTÀ

13 Nov

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Mentre in questi giorni si parla della censura dei libri “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi e “Mamma, papa e gender” di Michela Marzano, l’uno imputato assieme a Gianluigi Nuzzi dalla Città del Vaticano e l’altra osteggiata dal sindaco di Padova, i meno giovani rammenteranno l’avventura del libro di Richard Hammer, The Vatican Connection, e di come qualcuno chiese, inutilmente, all’Arcidiocesi di New York di fare in modo che fosse ritirato. In Italia fu pubblicato da Tullio Pironti Editore perché rifiutato dagli editori maggiori, poi vietato e rimesso in commercio dopo la protesta di molti intellettuali in difesa dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Cose, quindi, non nuove, corsi e ricorsi storici come si usa dire, perché c’è ancora chi non sa che le idee non si vietano ma si confutano.

Non mi soffermo tanto sul fatto che vietare qualcosa, e lo sappiamo con i bambini e gli adolescenti, provoca spesso l’effetto contrario. Vietare o bruciare i libri è sempre stato un atto di forza, sia che si tratti della Bibbia, parola di Dio messa paradossalmente nell’Indice dei libri proibiti, sia del Corano, come è avvenuto di recente da parte di qualche “testa calda” negli Stati Uniti. (Il divieto di leggere la Bibbia è stato, tra l’altro, la fortuna delle tipografie di Venezia, che era fuori dallo Stato della chiesa).

La storia è zeppa di persone messe a tacere per le proprie idee, giuste o sbagliate che fossero. I tre simboli italiani sono Galileo Galilei, costretto a ritrattare, e Giordano Bruno e Girolamo Savonarola, arsi uno a Roma, in campo dei Fiori, l’altro a Firenze, in piazza della Signoria.

Non c’è legge che possa fermare le idee, che siano trasmesse per tradizione orale, su manoscritto o libro, o in internet. Sono come l’acqua che si infiltra in una crepa della casa e la si ritrova, sotto forma di muffa negli angoli più impensati, fino a che non si asciuga da sé.

Ci sono libri e idee che “fanno testo”, altri il cui valore è superato dagli anni, altri che vengono letti fino a “pagina 15” (o giù di lì). Come in alti campi è l’utente, in questo caso il lettore, che fa la selezione.

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