“CAINO, DOV’È TUO FRATELLO?”

27 Ott

Che fine hanno fatto i vari “mai più”? Sembra che le ripetute “riunioni urgenti” a Bruxelles più che trovare soluzioni sfocino in più di un NIMBY (Not in My Back Yard, Non nel mio cortile), anche di fronte al serpentone di esseri umani, persone, che stanno attraversando la vicina Slovenia.

L”evaporazione dell’emozione collettiva del momento è ben rappresentata da questo disegno

Alex

poi, come cantava Gino Paoli in “Quattro amici al bar”, ognuno a rincorrere i suoi guai.
Però, facciamoci caso, i due bambini simbolo assieme a tutte le altre persone in marcia sono “guai” nostri, pur non essendo nessuno di noi responsabile in prima persona come lo fu Caino e al dì la delle distinzioni fatte dalle istituzioni.

Scrivevo, il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del piccolo Alyan Kurdi sulle coste della Turchia, tralasciando volutamente l’accenno al bambino trovato in posizione fetale in un trolley.

IO NON MI INDIGNO
Dopo l’immagine simbolica di Enea che fugge da Troia, dopo quella reale di Kim Phuc terrorizzata che scappa nuda dal suo villaggio in Vietnam o dell’uomo parimenti nudo ripreso di spalle che fugge da Berlino abbiamo bisogno di un’altra icona per capire la stupidità della guerra?
Mi indigna di più un’inutile ONU che si prende un mese di tempo per organizzare una conferenza di pace. Se poi, come accadde per il Vietnam quando il tempo passava solo in riunioni a discutere sulla forma del tavolo delle trattative, te la raccomando.
Mi indigna di più la comunità ebraica che alza la voce contro una presunta marchiatura, che invece è un fatto organizzativo con pennarello delebile, ma non dice niente su ciò che Israele fa da lungo tempo contro i palestinesi, bambini compresi, anche il 20 dicembre, giorno dei diritti dell’infanzia (io distinguo sempre tra ebrei, sionisti e stato di Israele).
Mi indigna di più un capo del governo che riceve il suo omologo israeliano e non gli pone neppure una domanda sui palestinesi, bambini compresi.
Mi indigna di più uno stato che all’articolo 11 della sua costituzione ripudia la guerra ma intanto vende armi, come nel film con Albero Sordi “Finché c’è guerra c’è speranza”.
Mi indigna di più uno stato che non si cura dei suoi bambini – forse perché non votano – ma ha la natalità più bassa d’Europa, non ha una seria politica di sostegno all’infanzia, vede crescere giorno per giorno il numero dei bambini a rischio povertà e abbandono scolastico, dove il primo bicchiere ormai è a undici anni e il bullismo è dilagante.
Mi indignano di più quegli organi di informazione che oggi pubblicano in prima pagina la fotografia di Alyan ma non si sa bene dove fossero durante tutti questi anni di guerra in Siria (per citarne solo una).
Mi indignano di più quelle Onlus che cavalcheranno l’onda di questa fotografia per suscitare sentimenti di pietà nei singoli, in te e in me, quando sappiamo che la guerra è un gioco sporco dei potenti per soddisfare i loro interessi, che spesso non coincidono affatto con quelli dei poveri cristi, bambini compresi.
Ciao, Alyan Kurdi, riposa in pace. Tra un paio di giorni verrai dimenticato come tutti gli altri, tra una partita di calcio e un film della Mostra del cinema di Venezia.

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